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Era il 14 aprile del 1941, a Marina di Ragusa precipitò un aereo tedesco: persero la vita cinque persone

L'85esimo anniversario della tragedia a casa Carnemolla durante i bombardamenti

14 Aprile 2026, 15:48

15:51

Era il 14 aprile del 1941, a Marina di Ragusa precipitò un aereo tedesco: persero la vita cinque persone

Il luogo della tragedia (foto Angelo Oliva)

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Ottantacinque anni fa, in un giorno di primavera che avrebbe dovuto scorrere come tanti altri, Marina di Ragusa fu travolta da una tragedia destinata a segnare per sempre la memoria collettiva. Era il 14 aprile 1941 quando un aereo militare tedesco precipitò su un’abitazione di via Cagliari, al civico 26/28, appartenuta alla famiglia Carnemolla. L’impatto fu devastante: cinque persone persero la vita all’istante.

Ma quel giorno non fu solo l’incidente a sconvolgere la comunità. Marina di Ragusa, come altre zone strategiche della Sicilia, era nel mirino dei bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Le incursioni aeree che colpirono la borgata provocarono complessivamente undici vittime, lasciando dietro di sé macerie, paura e un silenzio irreale rotto solo dalle sirene e dai soccorritori.

La Sicilia, in quei mesi, era un territorio esposto e vulnerabile: aeroporti, porti e infrastrutture erano considerati obiettivi militari. Le operazioni della Luftwaffe e le reazioni della contraerea italiana creavano un clima di tensione costante, in cui anche una piccola comunità marinara come Marina di Ragusa si ritrovò improvvisamente al centro della guerra.

Oggi, a distanza di decenni, quel frammento di storia continua a vivere grazie a iniziative culturali e installazioni che hanno riportato l’attenzione su un evento troppo a lungo dimenticato. Sul prospetto della casa colpita, un progetto fotografico e documentale ha ricucito la memoria di quel 14 aprile, restituendo volti, nomi e storie a chi fu travolto da un destino crudele.

Ricordare significa dare dignità al passato e proteggere il presente. E a Marina di Ragusa, ogni 14 aprile, quel ricordo torna a farsi vivo: un monito silenzioso, un atto di rispetto, un modo per non lasciare che l’oblio cancelli ciò che accadde in una delle giornate più buie della sua storia.