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Cronaca

A Pedalino (Comiso) un'intera comunità ferita per la morte di un 15enne

Un silenzio composto fa da cornice a una tragedia che non può lasciare indifferente la società locale: cosa fare per evitare altri episodi del genere?

14 Aprile 2026, 19:39

19:41

A Pedalino (Comiso) un'intera comunità ferita per la morte di un 15enne

Uno scorcio di Pedalino

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Pedalino vive ore di silenzio e incredulità dopo la scomparsa di un ragazzo di 15 anni, un dolore che attraversa la comunità con la forza di qualcosa che non si riesce a comprendere fino in fondo. Il giovane lascia la mamma, il papà e un fratello, una famiglia improvvisamente sospesa in un vuoto che nessuna parola può colmare. I funerali si terranno domani pomeriggio, mercoledì 15 aprile, alle 15.30, nella chiesa Madre di Acate, dove amici, conoscenti e compagni di scuola potranno stringersi attorno ai suoi cari.

Di fronte a una perdita così fragile e ingiusta, il pensiero corre inevitabilmente a un fenomeno che negli ultimi anni sta assumendo contorni sempre più preoccupanti: gli autolesionismi tra adolescenti. Non è purtroppo il primo caso che colpisce la provincia di Ragusa, e ogni volta la comunità si ritrova a interrogarsi, a cercare risposte, a domandarsi cosa non abbia funzionato, cosa non si sia riusciti a vedere.

Gli esperti parlano di un disagio che spesso nasce in silenzio, si alimenta di solitudine, di pressioni sociali, di aspettative percepite come insostenibili. Viviamo in un tempo in cui la sopraffazione dell’altro – verbale, psicologica, digitale – sembra essersi normalizzata, e i più giovani, privi degli strumenti per decifrare la complessità del mondo che li circonda, finiscono per interiorizzare ferite che non trovano spazio né linguaggio.

È qui che la riflessione deve farsi collettiva. Non basta più delegare alla scuola, alle famiglie, ai servizi sociali: serve una mobilitazione complessiva, un’alleanza educativa che coinvolga istituzioni, associazioni, comunità locali, affinché nessun ragazzo si senta invisibile o senza vie d’uscita. Occorre creare luoghi di ascolto autentico, spazi in cui i giovani possano esprimere fragilità senza paura di essere giudicati, percorsi di prevenzione che non intervengano solo quando il dolore è già esploso.

La scomparsa di questo quindicenne non può diventare un numero, né un episodio isolato da archiviare nel silenzio. È un richiamo, doloroso e urgente, a guardare con più attenzione ciò che accade nelle vite dei nostri ragazzi, a riconoscere i segnali, a non minimizzare, a non voltarsi dall’altra parte.

In queste ore di lutto, Pedalino si stringe attorno a una famiglia distrutta. Ma il dolore di oggi deve trasformarsi in responsabilità per domani. Perché ogni giovane ha diritto a sentirsi accolto, protetto, accompagnato. E perché nessuna comunità dovrebbe più ritrovarsi a piangere una vita così giovane, così fragile, così preziosa.