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Attualità

Vittoria, la denuncia di Terre Pulite sulla strada della vergogna

"I rifiuti abbandonati sono diventati ormai ingestibili nel tratto che collega con Acate. Perché nessuno interviene?"

03 Maggio 2026, 07:30

07:40

Vittoria, la denuncia di Terre Pulite sulla strada della vergogna

Un tratto della strada della vergogna

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Nel tratto dell’ex Sp 67 che collega Vittoria ad Acate, la denuncia di Terre Pulite torna a farsi sentire con forza. L’associazione ha diffuso un nuovo video, l’ennesimo, per documentare lo stato di abbandono di quella che un tempo era una strada provinciale e che oggi, di fatto, è diventata una discarica a cielo aperto. La chiamano ormai “la strada della vergogna”, un’etichetta che non nasce dall’enfasi ma dalla realtà che le immagini mostrano senza possibilità di smentita.

Da mesi — anzi, da anni — i volontari segnalano, scrivono, denunciano. Hanno documentato ogni tratto, ogni cumulo di rifiuti, ogni abbandono di materiali che non dovrebbero trovarsi lì: ingombranti, scarti edili, rifiuti speciali. Nonostante ciò, nulla è cambiato. Nessun intervento strutturale, nessuna bonifica, nessun controllo capace di interrompere un fenomeno che continua a crescere nell’indifferenza generale.

Nel video diffuso dall’associazione, il quadro è netto: l’ex provinciale è ormai irriconoscibile, soffocata da rifiuti che rappresentano non solo un segno di degrado ma un pericolo concreto per l’ambiente e per la salute pubblica. Una ferita aperta nel territorio, aggravata dall’assenza di risposte istituzionali.

“Quello che vedrete è il risultato di un’assenza totale di interventi”, affermano i volontari. E il messaggio che accompagna la denuncia è diretto: il silenzio delle amministrazioni non è più tollerabile. Per Terre Pulite, ignorare equivale a essere complici, perché la mancata azione permette che la situazione si ripeta e si aggravi.

L’appello finale è rivolto ai cittadini: guardare, condividere, far sentire la propria voce. Perché la tutela del territorio non può essere delegata solo ai volontari. Serve una presa di responsabilità collettiva, ma soprattutto serve che chi ha il dovere di intervenire lo faccia, prima che questa strada diventi il simbolo definitivo di un fallimento annunciato.