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Società

A Marina di Modica un corso di formazione sull'umorismo

Erasmus +: il progetto ha coinvolto 28 giovani operatori provenienti da sette Paesi europei

11 Giugno 2026, 04:17

04:20

A Marina di Modica un corso di formazione sull'umorismo

Un momento del corso

A Marina di Modica si è concluso “Seriously funny”, corso di formazione Erasmus+ dedicato a sviluppare l’uso consapevole dell’umorismo come leva per inclusione, partecipazione, benessere e resilienza, con particolare attenzione all’individuazione dei rischi e alla trasformazione delle forme di comicità escludenti in pratiche di empowerment.

Per una settimana 28 operatori giovanili provenienti da Spagna, Bulgaria, Turchia, Ungheria, Nord Macedonia, Lituania e Italia hanno lavorato insieme in un percorso promosso dall’associazione modicana Key Life, con il sostegno della Commissione Europea e dell’Agenzia Italiana per la Gioventù.

La formazione ha adottato metodologie non formali basate su apprendimento esperienziale, espressione creativa e riflessione strutturata. I partecipanti si sono misurati con improvvisazione, storytelling, clownerie, yoga della risata, creazione di meme, progettazione di campagne digitali e tecniche teatrali, esplorando la comicità non come semplice intrattenimento, ma come competenza professionale a servizio dell’educazione.

Di rilievo la messa a punto di un “Kit di Resilienza”, con strategie fondate sull’umorismo per gestire stress e conflitti, e di un Toolkit sull’umorismo nel lavoro con i giovani, composto da laboratori mirati, progettati e testati dagli stessi partecipanti.

«L’umorismo è un linguaggio che ogni giovane comprende. Attraversa confini e generazioni, offrendo un modo naturale per connettersi, ridurre le barriere e stimolare la creatività. Eppure, nel lavoro con i giovani, è spesso sottovalutato, limitato a momenti energizzanti o "pause divertenti" anziché riconosciuto come un metodo per l'apprendimento, la resilienza e l'inclusione – evidenzia il presidente dell’associazione Key Life, Leonardo StoraciUsato consapevolmente, l'umorismo può costruire fiducia, creare spazi sicuri per la partecipazione e permettere di esplorare argomenti delicati con leggerezza anziché con timore».

«Per gli operatori giovanili, questo è fondamentale. Si trovano ad affrontare la sfida di coinvolgere gruppi diversi, contrastare la discriminazione o promuovere il benessere. L'umorismo può fungere da ponte in queste situazioni: energizza i gruppi, crea un terreno comune in contesti interculturali e riduce lo stress per gli stessi facilitatori. Non è quindi solo intrattenimento, ma una competenza professionale che aumenta l'impatto del lavoro con i giovani – prosegue – Nonostante questo potenziale, l'umorismo è raramente utilizzato in modo strategico. I professionisti spesso esitano, incerti su come collegarlo agli obiettivi educativi, temendo incomprensioni culturali o non disponendo di risorse strutturate. Metodi noti, come l'improvvisazione, il clowning e la creazione di meme, rimangono poco documentati, costringendo gli operatori giovanili a improvvisare piuttosto che ad applicare l'umorismo in modo intenzionale. I rischi di esclusione, banalizzazione e scontri culturali li scoraggiano ulteriormente, e la cooperazione tra le organizzazioni su questo tema è ancora debole».

«Da questo contesto sono emerse esigenze chiare, che hanno poi portato all’implementazione di questo progetto: spazi sicuri per esplorare il potenziale e i rischi dell'umorismo; opportunità per praticare un umorismo inclusivo e trasformare l'umorismo esclusivo in pratiche di empowerment; e accesso a strumenti innovativi, dallo yoga della risata alle campagne digitali sull'umorismo, che riflettano la cultura giovanile. Le organizzazioni necessitano inoltre di risorse pronte all'uso e di reti europee più solide per lo scambio di esperienze e l'integrazione dell'innovazione», conclude Storaci.