Attualità
Modica e la ventilata chiusura dell'Archivio di Stato, l'associazione Confronto solleva il caso
La direzione ragusana risponde negando lo smantellamento e parlando di riorganizzazione
Si riaccendono i riflettori sul futuro e sulla tutela del patrimonio documentario di Modica.
Nei giorni scorsi il dibattito cittadino si è infiammato attorno al presunto “smantellamento” della Sezione di Modica dell’Archivio di Stato di Ragusa.
A portare la questione all’attenzione pubblica è stata l’associazione culturale e politica “Confronto”, guidata dal presidente provinciale Enzo Cavallo e dal responsabile della sede modicana, Giorgio Rizza.
La vicenda ha preso corpo lo scorso 4 giugno, durante un’affollata assemblea civica dedicata al rilancio del centro storico.
In quell’occasione numerosi cittadini hanno manifestato forte preoccupazione per un progressivo e silenzioso spostamento di materiale storico dalla sede di Modica verso il capoluogo ibleo, ipotesi vissuta dalla comunità come l’ennesimo “furto” ai danni della città della Contea.
Senza cedere ad allarmismi ma determinata a fare chiarezza, il 12 giugno “Confronto” ha inviato una formale PEC ai vertici del Ministero della Cultura, alla Direzione Generale Archivi, alla Soprintendenza Archivistica della Sicilia, al sindaco di Modica e al direttore dell’Archivio di Stato di Ragusa.
Nella nota, sottoscritta da Giorgio Rizza, il sodalizio chiedeva riscontri entro il 30 giugno per confermare o smentire la fondatezza delle segnalazioni, preannunciando, in caso di silenzio, l’avvio di iniziative a tutela della struttura.
La risposta istituzionale è arrivata. L’Archivio di Stato di Ragusa ha ricostruito i contorni di un’operazione definita di “più razionale ripartizione”, e non di spoliazione, avviata già nel 2023 con il nulla osta della Direzione Generale Archivi.
Secondo la documentazione ufficiale, la ricollocazione incrociata di alcuni nuclei documentari risponde a criteri di utenza e fruibilità: a Ragusa, capoluogo, sono stati accentrati i fondi di interesse prettamente provinciale (come il fondo Notarile), in ragione della maggiore affluenza; a Modica, invece, sono stati concentrati i fondi con specifica attinenza alla storia strettamente comunale della città.
La Direzione ha smentito con fermezza qualsiasi ipotesi di chiusura, bollandola come “destituite di ogni fondamento e prive di presupposti oggettivi”, e ha rivendicato gli sforzi compiuti negli ultimi cinque anni per la sede modicana: operazioni di disinfestazione e spolveratura, oltre al restauro di oltre il 90% dei volumi del prestigioso fondo Gran Corte di Modica, rimasto per decenni inaccessibile per ragioni conservative.
Nonostante la “drammatica carenza di personale”, l’apertura al pubblico è assicurata su prenotazione.
Inoltre, sono stati organizzati eventi di rilievo, tra cui la mostra sulle collezioni bibliografiche delle famiglie della Contea in occasione della “Domenica di carta”.
Se da un lato la nota dell’Istituto tende a rassicurare la cittadinanza, escludendo la cancellazione della Sezione di Modica, dall’altro gli spostamenti verso Ragusa restano un fatto che l’associazionismo locale intende vagliare con attenzione.
I vertici di “Confronto” fanno sapere che il riscontro alla PEC è al momento all’esame dei propri esperti per gli opportuni approfondimenti tecnici e storici.
Le risultanze, insieme alle eventuali ulteriori iniziative a difesa del patrimonio modicano, saranno discusse e presentate nella prossima assemblea dell’associazione, già convocata entro il 10 luglio.
La vigilanza sul patrimonio culturale della Contea resta altissima.