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Attualità

Ragusa, insulti al sindaco Cassì: "I social sfogatoio di rabbia"

Il primo cittadino preso di mira mette in evidenza la degenerazione di un costume che sta diventando sempre più problematico

28 Giugno 2026, 15:04

15:10

Ragusa, the Cassì era begins: the new mayor has taken office

Il sindaco Peppe Cassì

Un aggiornamento rivolto alla cittadinanza sullo stato di avanzamento dei lavori per una nuova scuola — tra gli interventi più significativi e attesi dalla comunità — corredato da un’inquadratura aerea realizzata con un drone per mostrare l’edificio ormai ben delineato.

Ciò che avrebbe dovuto rappresentare un momento di trasparente condivisione tra istituzioni e cittadini si è invece trasformato, in pochi clic, nell’ennesimo teatro dell’aggressività verbale online.

Tra i commenti è comparso un insulto diretto al sindaco di Ragusa, Peppe Cassì: l’accusa di essere un “buffone”, scagliata per un motivo estraneo al tema della scuola. A fornire il pretesto è stato infatti il cantiere di un sottopasso situato dall’altra parte della città, un’opera la cui realizzazione è di competenza di Rete Ferroviaria Italiana (RFI) e che non vede il Comune coinvolto nella gestione diretta.

A rendere l’episodio ancora più grave è l’identità dell’autore del messaggio. “A scrivere parole così pesanti — commenta il primo cittadino — non è stato un profilo anonimo, ma un funzionario di un ente pubblico. Una figura da cui ci si aspetterebbe un livello di istruzione e strumenti culturali tali da discernere ciò che è lecito da ciò che sconfina nell’offesa gratuita, e che dovrebbe ben conoscere i concetti di educazione e rispetto istituzionale”.

La risposta all’attacco potrebbe non restare confinata al web: è allo studio la presentazione di una formale querela per diffamazione, ritenendo superato il perimetro del legittimo diritto di critica.

“Al di là della via legale, resta sul campo un’amarezza profonda per il continuo e apparentemente inarrestabile decadimento del dibattito pubblico. Le piazze virtuali si confermano sempre più spesso come meri sfogatoi di frustrazione repressa, capaci solo di alimentare altra rabbia e di generare un effetto diseducativo di massa. L’episodio solleva una domanda tanto semplice quanto drammatica: siamo davvero diventati incapaci di discutere, di confrontarci sul merito delle cose e di rispettare chi la pensa diversamente?”