Attualità
Anche a Ragusa la nuova disciplina sportiva del lancio del sacchetto dei rifiuti
Il Comune ha reso note le sanzioni comminate negli ultimi tre mesi
A Ragusa c’è chi parla di emergenza rifiuti, chi di controlli serrati, chi di fototrappole. E poi c’è chi, con ammirevole costanza, continua a praticare la sua disciplina preferita: il lancio del sacchetto. Una tradizione che, a quanto pare, affascina soprattutto i giovani, sempre pronti a cimentarsi in questa specialità urbana che unisce atletica, creatività e totale disinteresse per le regole.
Secondo il Comune, la risposta non può che essere muscolare: telecamere, nuove fototrappole, appostamenti e accertamenti dell’Unità Operativa Ambientale della Polizia Locale. Il sindaco Peppe Cassì lo dice chiaramente: la lotta all’inciviltà è costante, e mentre si prepara l’entrata in vigore del nuovo capitolato per migliorare la raccolta, i controlli continuano senza sosta. Da aprile a giugno sono arrivati 74 verbali e 6 persone deferite all’Autorità Giudiziaria. Numeri che raccontano una storia semplice: qualcuno ci prova, ma qualcuno li becca.
Le foto delle fototrappole, poi, sono un capolavoro di antropologia contemporanea: c’è chi lancia il sacchetto con la grazia di un giocatore di baseball, chi lo deposita furtivamente come se stesse passando informazioni riservate, chi lo abbandona con la nonchalance di chi pensa che “tanto lo fanno tutti”. E invece no: la stragrande maggioranza dei cittadini, ricorda il sindaco, è composta da persone perbene che segnalano, differenziano, conferiscono correttamente e usano i cestini stradali come si deve.
L’assessore alla Polizia Locale, Giovanni Gurrieri, rincara la dose: i controlli continueranno con determinazione, le fototrappole resteranno attive e gli agenti saranno sempre sul campo. Perché Ragusa merita rispetto. E perché chi ama la città la protegge, mentre chi la sporca… ne risponde.
Resta una domanda, ironica ma inevitabile: perché i giovani seguono questo andazzo? Forse perché il lancio del sacchetto è diventato una sorta di rito di passaggio, un gesto di ribellione da due secondi che però costa caro alla collettività. O forse perché qualcuno non ha ancora capito che la città non è un campo di allenamento, ma un luogo da vivere.
Intanto, tra una fototrappola e un verbale, Ragusa prova a difendersi. E chissà che un giorno il lancio del sacchetto non venga finalmente sostituito da un’altra disciplina: il rispetto.