Attualità
Ragusa, torna alla ribalta il caso della statua di Pennavaria
Chiavola (RiM): "E' arrivato il momento di prendere una decisione"
Ragusa in Movimento torna sulla vicenda della statua dedicata a Filippo Pennavaria, un dossier irrisolto da anni che, anche alla luce di quanto sta accadendo a Pozzallo, riemerge con forza nel confronto pubblico.
«La comunità iblea merita una risposta chiara e rispettosa della propria storia» afferma il presidente Mario Chiavola, rimarcando come la sistemazione dell’opera non possa essere ulteriormente rinviata.
Il “caso Pennavaria” è tornato al centro dell’attenzione soprattutto dopo le polemiche sorte a Pozzallo, dove la revoca della cittadinanza onoraria concessa in passato all’ex senatore ha innescato un acceso dibattito tra istituzioni, studiosi e residenti.
«Quello che sta accadendo a Pozzallo – osserva Chiavola – dimostra quanto sia delicato il rapporto tra memoria storica e sensibilità contemporanea. Ma dimostra anche che non si può affrontare la storia con semplificazioni o cancellazioni».
In questa cornice, Ragusa in Movimento richiama il pensiero dello storico Uccio Barone, che ha più volte sottolineato la necessità di scongiurare ogni forma di destoricizzazione.
«La storia va letta e compresa nel suo contesto. Filippo Pennavaria è stato protagonista di una fase cruciale per Ragusa: ha contribuito alla crescita urbanistica, alla modernizzazione della città, alla definizione di un’identità amministrativa che ancora oggi riconosciamo. Non si può ignorare ciò che ha rappresentato per la comunità iblea».
Per il presidente del movimento civico, non si tratta di un’agiografia del passato, bensì della capacità di una città di riconoscere la propria evoluzione.
«Ragusa non può permettersi di cancellare pezzi della propria storia. La statua di Pennavaria, che ancora oggi è ferma in una fonderia in Toscana, pagata con soldi dei cittadini ragusani, deve trovare una collocazione adeguata, rispettosa e condivisa. È un atto di responsabilità verso la memoria collettiva e verso le generazioni future».
Da qui l’appello all’amministrazione comunale a «assumere una posizione chiara e definitiva», avviando un percorso trasparente che coinvolga esperti, associazioni e cittadinanza.
«La comunità iblea – conclude Chiavola – ha diritto a una decisione ponderata, che non sia dettata da pressioni ideologiche o da timori di polemiche. La storia non si riscrive: si studia, si comprende e si valorizza. E Ragusa deve farlo con coraggio e lucidità».