Attualità
Il Pd di Ragusa a muso duro: "Il brand della città non può diventare quello del movimento del sindaco"
Il segretario Schininà e il capogruppo Calabrese intervengono sulle polemiche degli ultimi giorni a Marina
Il confronto scaturito dall’installazione del city brand alla rotatoria del Balcone Mazzarelli riporta in primo piano la questione dell’identità visiva scelta dal Comune.
Il sindaco Giuseppe Cassì ha difeso il manufatto, precisando che non si tratta di un segnale stradale, bensì del marchio unitario con cui Ragusa viene promossa attraverso il portale turistico e la comunicazione istituzionale.
Una posizione che, secondo il Partito Democratico, mette in luce “una contraddizione che non può essere ignorata”: il movimento “Direzione Ragusa” utilizzerebbe un logo che richiama in modo evidente gli elementi distintivi del brand pubblico.
A sostenerlo sono Riccardo Schininà, segretario del circolo PD di Ragusa, e Peppe Calabrese, capogruppo dem in Consiglio comunale.
“Il city brand ‘RAGUSA’ – spiegano – con la ‘U’ sostituita da un segno grafico che ricorda un sorriso, è stato presentato nel dicembre 2021, commissionato a un professionista e acquistato dal Comune con risorse pubbliche per rappresentare e promuovere l’intera città. Non è il logo dell’amministrazione Cassì, ma un patrimonio immateriale dell’ente e dunque di tutti i cittadini.
Quasi due anni dopo, nel novembre 2023, è comparso il logo di ‘Direzione Ragusa’, movimento politico del sindaco. La costruzione grafica riprende gli elementi distintivi del brand istituzionale: la stessa parola ‘RAGUSA’, i caratteri maiuscoli molto distanziati e, soprattutto, il sorriso al posto della ‘U’, la cui estremità destra è leggermente inclinata e prolungata verso l’alto fino a trasformarsi in una freccia”.
“Non contestiamo il diritto di un soggetto politico a scegliere il proprio simbolo – proseguono – ma la decisione di modellare la propria identità visiva su quella del Comune. Da quasi tre anni i due marchi convivono, mentre l’Amministrazione fa un uso crescente del city brand nella promozione turistica, negli eventi e nella comunicazione istituzionale. Questa esposizione parallela finisce per associare, agli occhi dei cittadini, l’immagine del Comune a quella del movimento del sindaco”.
“Se c’è una persona che avrebbe dovuto comprendere l’inopportunità di questa scelta è proprio Cassì – afferma in particolare Schininà – perché è stato lui a promuovere il city brand come simbolo dell’intera comunità e avrebbe dovuto essere il primo a impedire che il movimento a lui riconducibile ne riprendesse gli elementi distintivi. Chi ricopre un ruolo istituzionale deve mantenere una netta separazione tra ciò che appartiene al Comune e ciò che appartiene alla propria parte politica”.
“Ci sembra paradossale doverlo sottolineare proprio mentre il sindaco rivendica l’unicità e il valore del marchio – aggiunge Calabrese –: ciò che è stato realizzato con denaro pubblico appartiene alla collettività e non può servire a rafforzare il patrimonio comunicativo di una forza politica. Del resto, questa vicenda conferma una visione della città che non condividiamo: quando l’identità di Ragusa viene concepita innanzitutto come un brand, trasformando un’intera comunità in qualcosa da esporre e vendere, il confine tra comunicazione istituzionale e comunicazione politica rischia inevitabilmente di assottigliarsi. Per noi, invece, Ragusa è prima di tutto i suoi cittadini, non un marchio”.
“Chiediamo, dunque – concludono – che ‘Direzione Ragusa’ adotti un’identità grafica autonoma e sollecitiamo l’Amministrazione affinché tuteli il proprio brand. In assenza di un chiarimento, il PD valuterà ogni iniziativa utile nelle sedi competenti”.