Attualità
I medici di famiglia e la protesta ragusana, Bennardo: "L'Asp apra un tavolo di confronto vero, non formale"
Il consigliere comunale del capoluogo analizza la vertenza e chiede che possa essere trovata una soluzione
Il consigliere comunale di Ragusa Federico Bennardo, del movimento Controcorrente, rende noto di essere stato raggiunto in queste ore dalle segnalazioni di numerosi medici di famiglia, i quali hanno espresso forte preoccupazione per la situazione che li riguarda in merito alle scelte dell’Azienda sanitaria provinciale di Ragusa.
«Mi sono stati illustrati i contenuti dello sciopero dei medici di famiglia fissato per il 31 luglio e originariamente previsto per due giorni poi ridotto per senso di responsabilità verso la comunità» spiega Bennardo.
Secondo quanto riferito dai professionisti, il nodo principale riguarda la mancanza di dialogo con l’Asp: «I medici lamentano uno scarso coinvolgimento nelle decisioni che li riguardano direttamente. Il legislatore ha immaginato le Case della Comunità come strutture in cui il medico di famiglia è protagonista. Eppure, perlomeno in provincia, non sono stati coinvolti neppure nella definizione dei regolamenti procedurali che ne disciplinano il funzionamento».
Bennardo evidenzia anche le criticità relative all’ospedale di comunità: «Il costo mensile è di decine di migliaia di euro, ma – almeno nel caso di Ragusa – la struttura è praticamente vuota. Non esiste ancora una definizione chiara dei pazienti eleggibili, e l’azienda non ha fornito indicazioni operative ai medici di famiglia. È un paradosso: si investono risorse importanti in un presidio che non può funzionare perché mancano le linee guida».
A questo si aggiunge il tema delle prescrizioni specialistiche: «Il sistema informatico utilizzato dagli specialisti ospedalieri e dei poliambulatori è lento, farraginoso, e spesso impedisce loro di prescrivere le prestazioni. Di conseguenza - e non di certo per loro mancanza - il carico ricade sui medici di famiglia, che utilizzano un software più rapido – ma che pagano di tasca propria. Il risultato è un sovraccarico continuo di lavoro, che non è sostenibile».
Il consigliere di Controcorrente richiama l’Asp a un cambio di passo: «Il messaggio che mi hanno chiesto di portare all’attenzione pubblica è semplice e condivisibile: serve più coinvolgimento dei medici di famiglia. Sono il primo presidio sanitario sul territorio, il punto di riferimento più vicino ai cittadini. Non possono essere messi ai margini delle decisioni che riguardano la sanità territoriale né tantomeno subirle».
Bennardo conclude con un appello: «Chiedo all’Azienda sanitaria provinciale di Ragusa di aprire immediatamente un tavolo di confronto vero, non formale. La sanità territoriale è la spina dorsale del sistema e senza i medici di famiglia non può reggere. Ascoltarli non è una concessione: è un dovere istituzionale».