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Cronaca

Donnalucata e l'agguato studiato nei dettagli, ecco perché è stato picchiato il pensionato di 72 anni

Un debito da 24mila euro non saldato e lo spettro dell'usura

29 Luglio 2026, 11:40

12:21

Donnalucata e l'agguato studiato nei dettagli, ecco perché è stato picchiato il pensionato di 72 anni

Il momento in cui il pensionato è stato preso a botte

All’esito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ragusa, nelle prime ore di oggi i Carabinieri della Compagnia di Modica hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale ibleo nei confronti di cinque persone, tutte italiane: M.F. (classe ’81), G.E. (’85), C.D. (’83), A.C.R. (’74) e A.B. (’74).

I destinatari del provvedimento, allo stato degli atti e fermo il principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva, sono gravemente indiziati, a vario titolo quali mandanti ed esecutori, dei reati di tentata estorsione aggravata e lesioni personali aggravate, entrambi in concorso.

Le attività investigative, condotte dai militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Modica, hanno delineato una vicenda dai contorni allarmanti, sfociata in un violento agguato.

Nel tardo pomeriggio del 3 febbraio 2026, a Donnalucata, frazione balneare di Scicli, un pensionato di 72 anni, mentre percorreva via Salvador Allende alla guida della propria auto, sarebbe stato tallonato, affiancato e costretto a fermarsi da una Fiat Panda che gli ha sbarrato la strada. Dall’utilitaria sarebbero scesi tre uomini che, con brutale decisione, lo hanno accerchiato, obbligato a scendere dal veicolo e trascinato con forza sull’asfalto.

Colpita con calci, pugni e schiaffi, la vittima è caduta a terra, riportando lesioni al volto e agli arti. Durante il pestaggio, mentre l’uomo era a terra e impossibilitato a difendersi, i picchiatori gli avrebbero rivolto minacce di morte estese anche ai familiari, intimandogli di saldare un presunto debito che la persona offesa ha dichiarato di non riconoscere.

Secondo quanto finora ricostruito — esiti condivisi dal Gip e suscettibili di ulteriori verifiche in sede processuale — le indagini sono avanzate grazie al tempestivo intervento dei Carabinieri e all’incrocio tra le dichiarazioni della vittima, mirate attività tecniche e l’analisi dei sistemi di videosorveglianza. Gli investigatori sono così riusciti a individuare l’auto utilizzata dal terzetto, a ricostruire i movimenti dell’azione delittuosa e a identificare con certezza i tre presunti esecutori materiali.

L’approfondimento investigativo non si è fermato al livello operativo, ma ha puntato a individuare i “registi” dell’azione. È emerso così il coinvolgimento di due fratelli gemelli del posto, ritenuti mandanti morali e materiali dell’aggressione. La spedizione punitiva, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stata commissionata per il recupero forzoso di un presunto credito di 24.000 euro, riconducibile a precedenti prestiti di denaro elargiti dai due fratelli alla vittima e alla sua ex compagna.

Ulteriori riscontri sono giunti dalle perquisizioni effettuate nel corso delle indagini presso le abitazioni dei presunti mandanti: all’interno di alcune casseforti sarebbero stati rinvenuti oltre 48.000 euro in contanti e numerosi assegni, tra cui titoli di credito firmati dalla vittima, elementi ritenuti significativi del pregresso rapporto finanziario all’origine della pretesa estorsiva. Nell’odierna operazione, presso l’abitazione di uno dei due, sono stati inoltre sequestrati 6.500 euro in contanti.

Al termine delle operazioni, gli arrestati sono stati tradotti in carcere e messi a disposizione dell’Autorità giudiziaria. Resta inteso che tutte le contestazioni dovranno essere vagliate nel contraddittorio tra le parti, come previsto dalla legge, e che per gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a definitiva condanna.