Attualità
"La politica smetta di discutere dei pedaggi e si occupi di realizzare le infrastrutture che ancora mancano al Sud est"
L'imprenditore e politico ibleo Angelo Galifi interviene sulla questione cruciale per l'economia locale e annuncia mobilitazioni settembrine
“La politica smetta di discutere solo dei pedaggi e si occupi finalmente delle infrastrutture che mancano al Sud-Est siciliano”. Con questo affondo, Angelo Galifi, imprenditore e rappresentante politico, entra nel dibattito degli ultimi giorni, rilevando come l’attenzione pubblica si sia concentrata quasi esclusivamente sull’introduzione della tariffazione lungo la Siracusa–Rosolini. Un tema legittimo per gli automobilisti, osserva, ma secondario rispetto a criticità ben più pesanti che gravano da anni sul territorio. Per Galifi la priorità è “recuperare i 350 milioni di euro” revocati per il lotto Modica–Scicli e garantire l’ultimazione dell’intera Siracusa–Gela, obiettivi attesi da tempo e che dovrebbero costituire la vera battaglia delle istituzioni.
“Non siamo contrari al pedaggio — spiega — anzi: preferiamo pagare un’autostrada moderna, efficiente e finalmente completata, piuttosto che continuare a convivere con una rete stradale inadeguata che rallenta lo sviluppo del territorio”. Una mobilità all’altezza, insiste, è un investimento per cittadini e aziende: significa maggiore sicurezza, tempi di percorrenza ridotti, minori consumi di carburante, usura contenuta dei mezzi e un risparmio complessivo superiore al costo del casello. In una Sicilia a forte vocazione agricola, dove migliaia di imprese esportano quotidianamente su gomma, collegamenti rapidi non sono un lusso ma una necessità. Da qui la condizione posta da Galifi: il pedaggio è accettabile solo a fronte di un’infrastruttura completa e continua; chiedere un contributo per un’arteria che si interrompe a Modica e attende da decenni di raggiungere Gela significherebbe far pagare un servizio incompleto.
“Pagare un’autostrada funzionante, se questo significa risparmiare carburante, tempo e costi di trasporto, è una scelta di buon senso”, ribadisce. Il rappresentante politico richiama poi i ritardi della Ragusa–Catania, altra opera decisiva per l’economia del Sud-Est: il lotto 3 tra Grammichele e Francofonte è fermo da mesi, con uno stato di avanzamento lavori fermo al 3%. Un impasse che si traduce in cantieri bloccati, rallentamenti e ulteriori penalizzazioni per imprese, lavoratori, turismo e investimenti, isolando uno dei motori produttivi dell’Isola. Stessa impostazione critica sul futuro dell’aeroporto di Comiso. A suo giudizio, la discussione politica appare assorbita dal numero dei voli e dal coinvolgimento dei vettori, trascurando il nodo centrale: uno scalo con un deficit strutturale di circa due milioni l’anno necessita di un piano industriale credibile, investimenti e una gestione capace di renderlo competitivo. Galifi non esclude l’ipotesi di privatizzazione, considerata una via praticabile “purché realizzata con trasparenza, nell’interesse del territorio e con adeguate garanzie per lo sviluppo economico e occupazionale”.
E rilancia l’interrogativo: “Ma la domanda fondamentale che il territorio si deve porre è un’altra: perché una compagnia aerea (che sarebbe il cliente della struttura) dovrebbe investire sull’aeroporto di Comiso? Nessun vettore sarà realmente interessato a uno scalo isolato dal resto della Sicilia”. Prima di discutere di nuove rotte o incentivi, sottolinea, vanno assicurati servizi efficienti e una rete di collegamenti moderna, altrimenti qualsiasi strategia di rilancio resterà inefficace. Per troppo tempo, afferma, sullo scalo ibleo è mancata una visione politica seria e lungimirante, e il confronto pubblico si è spesso ridotto a posizioni populistiche, senza affrontare le criticità strutturali. “Nessun aeroporto può crescere se rimane scollegato dal proprio territorio. Comiso continuerà ad avere enormi difficoltà finché non sarà inserito in un sistema infrastrutturale e viario moderno, con collegamenti stradali rapidi ed efficienti. È impensabile discutere del rilancio dello scalo senza parlare del completamento della Siracusa–Gela, della Ragusa–Catania e di una viabilità finalmente adeguata alle esigenze di cittadini, imprese e turisti”.
Il Sud-Est siciliano, ricorda Galifi, produce ricchezza, esporta nel mondo, accoglie milioni di visitatori e contribuisce in modo determinante all’economia regionale, ma continua a essere penalizzato da opere incompiute e da una politica che troppo spesso si concentra sugli effetti invece che sulle cause. “Oggi la priorità non può essere soltanto decidere quando entreranno in funzione i portali del pedaggio. La priorità deve essere recuperare le risorse perdute, completare la Siracusa–Gela, accelerare la Ragusa–Catania e creare le condizioni affinché anche l’aeroporto di Comiso possa diventare realmente competitivo. Solo dopo aver realizzato infrastrutture moderne, sicure ed efficienti si potrà discutere serenamente di pedaggi”. Infine l’annuncio: in assenza di segnali concreti dalle istituzioni nelle prossime settimane, a settembre verrà organizzato un sit-in di protesta davanti all’uscita del casello di Modica, coinvolgendo cittadini, imprese e rappresentanze locali, “affinché la voce del Sud-Est siciliano non possa più essere ignorata”. E la chiosa: “Il Sud-Est non chiede privilegi: chiede rispetto, una più efficace rappresentanza politica anche nelle prossime giunte regionali, politici capaci di affrontare e risolvere le vere priorità del nostro territorio. Lo sviluppo non passa dall’assenza dei caselli, ma dalla presenza di infrastrutture moderne, capaci di sostenere la competitività delle imprese, il lavoro e la crescita dell’intera Sicilia”.