Attualità
Modica e la "Grande bruttezza": la denuncia del fotoreporter Giurdanella
Una città con monumenti bene dell'Unesco e lo sfregio silenzioso alle zone che circondano gli stessi
Modica è una città che vive di bellezza. Una bellezza stratificata, fatta di pietra, memoria, luce, vicoli che raccontano secoli di storia. Una bellezza riconosciuta nel mondo, celebrata dall’UNESCO, fotografata, studiata, amata. Ed è proprio per questo che fa ancora più male vederla ferita.
Il fotoreporter Antonino Giurdanella, attraverso un nuovo scatto diffuso sui social, mette alla berlina una delle contraddizioni più dolorose della città: monumenti e scorci storici di valore universale, accanto a gesti di inciviltà che ne sfigurano l’anima. «Guardando questa foto, viene naturale chiedersi cosa possa spingere qualcuno a ridurre così un angolo della nostra città», scrive Giurdanella. E la domanda resta sospesa, pesante, perché non trova risposta.
Il muro immortalato nella foto non è un muro qualunque: è un frammento di storia, una scalinata che ha visto passare generazioni, un luogo che appartiene alla memoria collettiva. Oggi, però, appare imbrattato da scritte e scarabocchi, segni che non hanno nulla di creativo e molto di distruttivo. «Modica, città d’arte e di memoria, merita rispetto», prosegue il fotoreporter. Ogni pietra, ogni facciata racconta un pezzo di vita, e vederli deturpati fa male — non solo agli occhi, ma al cuore di chi ama questa terra.
Giurdanella non usa mezzi termini: non è ribellione, non è espressione artistica. È inciviltà, è disprezzo per la bellezza, è un gesto che cancella identità. Chi compie questi atti, osserva, forse non comprende che sta ferendo la stessa città che dà lavoro, cultura, turismo, armonia. Una città che vive della sua immagine, della sua storia, della sua capacità di incantare.
La foto è solo un esempio, ma ce ne sono molte altre. E questo è il punto: il fenomeno non è isolato, non è episodico. È un problema che cresce, che si ripete, che rischia di diventare parte del paesaggio se non si interviene con decisione.
Da qui l’invito del fotoreporter: guardare Modica con occhi diversi, difenderla, segnalare, non voltarsi dall’altra parte. Perché la bellezza, quando viene ferita, ha bisogno di voci che la proteggano. E Modica, oggi più che mai, ha bisogno di chi la ama davvero.