Attualità
Modica e la polemica sul duomo di San Giorgio, l'architetto Meli precisa
"Attribuito al materiale online dei siti Unesco Sicilia Sud est un peso che non ha mai avuto"
La precisazione dell’architetto Guido Meli arriva dopo la pubblicazione, sulle pagine de La Sicilia, dell’articolo dedicato alle “narrazioni farloche” sul barocco di Modica. Nel pezzo veniva richiamata una scheda sul Duomo di San Giorgio presente nel sito “Siti UNESCO Sicilia Sud Est”, indicata come esempio di una comunicazione approssimativa sul patrimonio monumentale. Una lettura che Meli definisce sorprendente e che, a suo giudizio, rischia di attribuire a quel materiale un peso che non ha mai avuto.
L’architetto ringrazia il professor Giuseppe Barone per l’attenzione riservata al tema e chiarisce di non voler entrare nel merito della questione attributiva, che appartiene al dibattito scientifico e va affrontata nelle sedi opportune, sulla base delle ricerche archivistiche e degli studi specialistici condotti, tra gli altri, dal professor Paolo Nifosì. Il punto, sottolinea, è un altro: la scheda citata non è un testo scientifico, né pretende di offrire un’attribuzione critica aggiornata del monumento. Si tratta di una delle 73 brevi risorse didattiche realizzate dagli studenti del corso di Arti visive dell’Accademia di Belle Arti di Siracusa nell’ambito del progetto ID Stamp, pensate per gli alunni delle scuole secondarie di primo e secondo grado.
L’obiettivo del progetto era semplice: invitare i ragazzi a conoscere, in modo generale e accessibile, alcuni monumenti e elementi identitari dei territori UNESCO della Sicilia sud-orientale, per trarne ispirazione nella creazione grafica di un francobollo dedicato ai luoghi. La pagina del progetto lo specifica chiaramente: quelle schede erano “un primo spunto di lavoro”, da cui partire per eventuali approfondimenti da svolgere a scuola, a casa o attraverso visite dirette. Non erano contributi accademici, né schede di catalogo, né testi storico-critici destinati agli studiosi. Erano materiali divulgativi, redatti da studenti più grandi per aiutare studenti più piccoli a partecipare a un concorso artistico e didattico.
La presenza di una sitografia conferma la natura compilativa e orientativa del contenuto. Non si può pretendere che una breve scheda scolastica, costruita sulle fonti più facilmente reperibili online, restituisca la complessità di un dibattito attributivo sviluppato in pubblicazioni specialistiche, spesso non accessibili al pubblico giovanile. È certamente utile, osserva Meli, correggere o integrare quel testo alla luce degli studi più aggiornati. Altra cosa, però, è utilizzarlo come prova dell’approssimazione della comunicazione istituzionale o dell’inerzia delle amministrazioni, o addirittura come sintomo di una promozione turistica fondata su “narrazioni farlocche”. Una conclusione che, secondo l’architetto, nasce dall’aver isolato una singola risorsa didattica dal contesto per cui era stata prodotta.
Per ricostruire scientificamente la storia del Duomo di San Giorgio esistono studi, pubblicazioni e contributi specialistici firmati da docenti universitari e studiosi qualificati, ai quali è corretto fare riferimento. La scheda di ID Stamp aveva un’altra funzione: far conoscere ai ragazzi l’esistenza e il valore del monumento e invitarli a considerarlo come possibile soggetto di un francobollo. “Tutto qui”, sintetizza Meli.
Da qui la richiesta di una precisazione sulle pagine del giornale, affinché i lettori possano comprendere il contesto effettivo della scheda e distinguere una legittima osservazione scientifica da un caso mediatico costruito, a suo avviso, su un equivoco facilmente verificabile consultando integralmente la pagina del progetto. L’architetto conclude dichiarandosi disponibile a ogni ulteriore chiarimento.