Attualità
La zona ipparina come un immondezzaio, Terre Pulite: "Assistiamo sempre alle stesse scene. E nessuno interviene"
Tra furgoni che arrivano di notte e divani abbandonati ai margini dei sentieri
Nelle campagne dell’Ipparino, tra boschetti, strade secondarie e aree rurali che dovrebbero rappresentare un patrimonio naturale da custodire, si ripete ogni giorno la stessa scena: furgoni che arrivano di notte, divani scaricati ai margini dei sentieri, sacchi di spazzatura lanciati tra la vegetazione, lastre di eternit abbandonate come fossero rifiuti comuni. Un copione che non cambia mai e che, secondo l’associazione Terre Pulite, racconta una verità semplice e brutale: «Qui agiscono criminali a piede libero che nessuno controlla».
Il messaggio dei volontari è diretto, senza giri di parole. Le immagini raccolte nelle ultime settimane mostrano cumuli di scarti edili, rifiuti speciali, materiali pericolosi e ingombranti disseminati ovunque. Non si tratta più di episodi isolati, ma di un fenomeno strutturato, radicato, che prospera nell’assenza di controlli. «Dove sono le telecamere? Dove sono le multe?», chiedono con forza da Terre Pulite, denunciando una situazione che, a loro giudizio, non può essere definita semplicemente “degrado”.
Per l’associazione, ciò che accade nell’Ipparino è molto di più: «Non è degrado, è abbandono istituzionale». Una frase che pesa come un’accusa politica, perché punta il dito contro la mancanza di vigilanza, di prevenzione e di interventi concreti. «Chi non vigila è complice di chi inquina. Chi non sanziona, autorizza a sporcare», affermano i volontari, convinti che l’inerzia amministrativa stia di fatto permettendo ai responsabili di continuare indisturbati.
Da qui una serie di richieste precise, che Terre Pulite definisce “non più rinviabili”: videosorveglianza nelle aree più esposte, pattugliamenti regolari, sanzioni pesanti che colpiscano davvero chi trasforma il territorio in una discarica diffusa. «Servono multe che facciano male al portafoglio di questi delinquenti ambientali», ribadiscono.
Il quadro che emerge è quello di una comunità che rischia di perdere pezzi della propria identità, soffocata da comportamenti incivili e da una gestione pubblica ritenuta insufficiente. «L’inciviltà, quando va a braccetto con inerzia e stoltezza, decreta la fine di una comunità», è l’amara conclusione dei volontari.
Un grido d’allarme che chiede risposte immediate, perché l’Ipparino non può diventare il simbolo di una resa.