Attualità
Pozzallo, quel video diventato virale che non fa ridere
Un giovane danneggia una transenna del Comune sbattendola su un albero. Forse perché istigato da alcuni ragazzi che volevano realizzare immagini in grado di attirare i followers
Il video diventato virale su TikTok a Pozzallo e nei comuni vicini sta suscitando indignazione e preoccupazione. Nelle immagini si vede un giovane che solleva una transenna del Comune e la sbatte più volte contro il tronco di un albero, danneggiandolo. Un gesto che, di per sé, sarebbe già grave: un atto vandalico contro il patrimonio pubblico, ripreso e diffuso sui social come fosse intrattenimento. Ma ciò che sta emergendo dai commenti e dalle testimonianze rende la vicenda ancora più inquietante.
Secondo numerosi cittadini, infatti, il ragazzo protagonista del video non sarebbe pienamente capace di intendere e volere. Pare che sia stato manipolato e istigato da alcuni giovani che avrebbero organizzato la scena con un unico obiettivo: ottenere visualizzazioni, like, interazioni. Una dinamica che molti utenti hanno denunciato apertamente sotto il post, parlando di un vero e proprio sfruttamento della fragilità altrui.
«Questo succede quando i ragazzi, per fare contenuti su TikTok pur di andare virali, si prestano a tutto», scrive un utente. «Ridicolizzano un ragazzo psicologicamente instabile e lo invitano a fare cose a caso che deturpano l’immagine del paese e rovinano gli arredi urbani». Parole dure, che riflettono un malessere diffuso: non solo per il gesto vandalico, ma per la superficialità con cui viene trattata la vulnerabilità di una persona.
Molti commenti puntano il dito anche contro le famiglie: «Se i genitori, invece di postare con fierezza video con il sottofondo delle canzoni di Very e Sasy, prendessero più spesso in mano il cellulare dei loro figli o si interessassero a ciò che fanno durante la giornata, il fenomeno sarebbe drasticamente in calo». Una critica che non riguarda solo il singolo episodio, ma un contesto più ampio: la mancanza di controllo, di educazione digitale, di consapevolezza.
Non manca, infine, la denuncia verso l’amministrazione comunale, accusata di assenza di vigilanza. «Non esiste una telecamera, non esiste una sanzione, non esiste una multa, non esiste un richiamo», scrive un altro cittadino. «Questa accondiscendenza è elargita con un secondo fine: raccogliere consensi». Una critica che riflette un sentimento di sfiducia verso chi dovrebbe garantire ordine e tutela del bene pubblico.
Il caso, dunque, non è solo un episodio di vandalismo. È lo specchio di una serie di fragilità: quella di un ragazzo vulnerabile, quella di giovani che inseguono la viralità a ogni costo, quella di famiglie che faticano a monitorare i comportamenti dei figli, quella di un’amministrazione percepita come assente. «Quando capiremo che multe, richiami e controlli sono atti d’amore verso la comunità», conclude un commento, «sarà troppo tardi: saremo difficili da domare».
Pozzallo si ritrova così a fare i conti con un video che non fa ridere, non diverte, non intrattiene. Ma che racconta, con crudezza, una responsabilità collettiva che non può più essere ignorata.