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Attualità

Ragusa e i giovani chiassosi di via Saragat: "Ma che male vi fanno?"

Monta il dibattito in città dopo la denuncia di alcuni residenti della zona

09 Settembre 2026, 01:25

01:30

Ragusa e i raduni di giovani chiassosi in via Saragat

L'area di via Saragat al centro dell'attenzione

Via Saragat torna al centro del dibattito cittadino. Dopo le segnalazioni dei residenti raccolte ieri, la discussione si è infiammata sui social, dove decine di cittadini hanno commentato la presenza dei gruppi di giovani che, nelle ore serali, si ritrovano nella zona alta di Ragusa tra motorini, risate e chiacchiere. Un fenomeno che divide: da un lato chi chiede più controlli e silenzio, dall’altro chi difende il diritto dei ragazzi a vivere la propria età.

Il tema è complesso e i commenti lo dimostrano. C’è chi denuncia motorini truccati, rumori e gare improvvisate, chiedendo interventi decisi delle forze dell'ordine, sequestri e verifiche sui mezzi. «Basterebbe sequestrare i motorini truccati che fanno un rumore pazzesco e sono anche senza luce», scrive un residente, mentre altri sottolineano il rischio di incidenti: «Il problema vero è che fanno impennate e gare. Ci vorrebbero controlli per non piangere dopo».

Accanto alle richieste di severità, però, emerge un fronte opposto, numeroso e molto attivo, che invita a non criminalizzare i giovani. «Ci lamentiamo se stanno davanti al telefonino, ci lamentiamo se si riuniscono e fanno baccano. Ma dove dovrebbero andare?», osserva una residente della zona. Un altro commento ricorda che «negli anni '90 eravamo così: piazzette, motorini, campanelli. Lasciateli vivere, purché non facciano danni».

Molti sottolineano la mancanza di spazi dedicati: parchi, campetti, luoghi di aggregazione che Ragusa non offre più. «La città pensa solo a creare supermercati. I ragazzi da qualche parte devono pur stare», scrive una madre che abita proprio in via Saragat. E ancora: «Il centro è morto, via Roma è morta. Ai ragazzi rimane solo la zona alta».

C’è anche chi difende apertamente la vivacità serale: «Io li sento parlare, ridere, scherzare… e penso a quanto è bella la gioventù. Vivono!», racconta una residente che abita proprio lì. «Meglio il rumore delle moto che quello delle bottiglie», aggiunge un altro. E non manca chi invita a smorzare i toni: «Invece di farsi la guerra con foto e lamentele, basterebbe un po’ di dialogo e civiltà: rispetto per il riposo altrui e rispetto per il diritto dei giovani di socializzare».

La discussione, insomma, è tutt’altro che chiusa. Via Saragat è diventata il simbolo di una questione più ampia: il rapporto tra generazioni, la gestione degli spazi pubblici, la mancanza di luoghi di aggregazione e il confine – spesso sottile – tra vivacità e disturbo.

Tra chi chiede silenzio e chi difende la libertà dei ragazzi, una cosa appare chiara: Ragusa deve interrogarsi su come accogliere la socialità giovanile senza trasformarla in un conflitto quotidiano. Perché, come scrive un utente, «il 99% delle persone pagherebbe per tornare giovani e fare casino». E forse, in questa frase, c’è il cuore di tutto il dibattito.