Attualità
Fascia trasformata ipparina, lettera aperta di un docente: "Nessun profitto può valere la salute di un bambino"
Il fenomeno delle fumarole impazza anche durante questa fine estate e nessuno riesce a contenerlo
Lettera aperta del professor Salvatore Bucchieri arriva come un richiamo forte e diretto a tutta la comunità agricola della fascia trasformata, un territorio che da decenni rappresenta uno dei motori economici più dinamici d’Europa. Ma il suo messaggio, pur rivolto ai serricoltori, riguarda tutti: cittadini, famiglie, lavoratori, amministratori.
Il professore parla da concittadino, da uomo che vive immerso nello stesso paesaggio agricolo, respirando la stessa aria che ogni giorno viene messa alla prova dalle fumarole, quei roghi illegali di plastica e residui agricoli che continuano a sollevarsi dalle campagne. Bucchieri non punta il dito, ma invita a una riflessione profonda: ogni colonna di fumo è un segnale di allarme, un gesto che ferisce la terra e mette a rischio la salute delle comunità.
Il riferimento alla Terra dei Fuochi non è casuale. La storia recente ha mostrato quanto possa essere devastante ignorare per anni un fenomeno che si ritiene marginale o inevitabile. Bucchieri avverte: la provincia di Ragusa non può permettersi di imboccare quella strada. Le sanzioni e i controlli sono strumenti necessari, ma non basteranno mai senza una presa di coscienza collettiva.
Il cuore della lettera è un appello alla responsabilità familiare e comunitaria. Quando il fumo si disperde nell’aria, non resta confinato nei campi: entra nelle case, nelle scuole, nei polmoni dei bambini. Bucchieri si chiede come sia possibile che l’esigenza economica, pur legittima, possa oscurare il bisogno primario di proteggere la propria famiglia. «Nessun profitto passeggero può valere il futuro e la salute di un bambino», scrive, ricordando che l’amore per i figli dovrebbe essere la bussola di ogni scelta.
Il professore non si limita alla denuncia: indica una strada. Esistono canali di smaltimento legali, filiere di riciclo, alternative sostenibili che richiedono organizzazione e impegno, ma che preservano la vita e il futuro del territorio. La sostenibilità, sottolinea, non è un obbligo imposto dall’alto: è un atto d’amore verso la propria comunità.
Il suo appello finale è un invito a immaginare un futuro diverso: una fascia trasformata ricordata per l’eccellenza dei suoi prodotti, per la qualità del lavoro dei suoi agricoltori, per la lungimiranza delle sue scelte. Non per i fumi che ne oscurano il cielo.
Un messaggio che arriva in un momento cruciale, mentre il dibattito sulle fumarole torna a farsi acceso. Bucchieri ricorda che il domani dei figli di questa terra dipende dalle decisioni di oggi. E che la responsabilità, prima ancora che nelle norme, risiede nella coscienza di ciascuno.