Attualità
Ragusa e il caso della scuola di via Diodoro Siculo, Calabrese bacchetta Pasta
Il capogruppo Pd all'assessora: "Gli errori si possono fare, quello che indispettisce è la mancata programmazione e comunicazione"
“Ci sono appuntamenti che hanno una caratteristica particolarmente comoda per chi amministra: si sa che arriveranno. Il Natale cade ogni anno il 25 dicembre e le scuole riaprono ogni settembre, con un margine di incertezza di qualche giorno. Dopo tre anni da assessora alla Pubblica Istruzione, Catia Pasta dovrebbe averlo imparato e programmare di conseguenza”. Nuovo affondo del capogruppo del Partito Democratico in Consiglio comunale di Ragusa, Peppe Calabrese, sulla situazione del plesso di via Diodoro Siculo e sulle spiegazioni fornite dall’assessora Pasta. “Apprendiamo che il finanziamento per i lavori è arrivato in primavera e che l’aggiudicazione è avvenuta il 23 giugno. Se si programma un intervento a ridosso dell’estate sapendo che a settembre la scuola dovrà riaprire, bisogna mettere nel conto anche eventuali ritardi nelle forniture e organizzarsi per tempo. Invece si è arrivati a ridosso della prima campanella sperando evidentemente che tutto andasse per il verso giusto”. Per l’esponente dem, però, il punto più critico riguarda la gestione della fase in cui era ormai evidente che il cronoprogramma non sarebbe stato rispettato.
“La stessa assessora afferma di avere incontrato la scuola il 10 settembre per organizzare una soluzione alternativa. Eppure, quando in Consiglio comunale ho chiesto espressamente a lei, al sindaco e al vicesindaco Gianni Giuffrida se fosse tutto pronto per l’apertura delle scuole, nessuno ha avuto la correttezza di dire: c’è un problema alla Diodoro Siculo. Ho insistito più volte, anche fuori microfono. Non si faceva un torto a Calabrese dicendo la verità: si doveva rispetto ai bambini e alle loro famiglie”. “Le spiegazioni che Pasta ha affidato a un comunicato stampa alcuni giorni dopo – prosegue il capogruppo dem – andavano date alle famiglie con largo anticipo e al Consiglio comunale nel momento stesso in cui venivano chieste. La sensazione è che si sia scommesso fino all’ultimo sulla possibilità di recuperare il ritardo e che, visto che il disagio sarebbe durato pochi giorni, si sia sperato che il problema potesse passare quasi inosservato”. “Questo non è il modo di amministrare – conclude Calabrese –. Gli imprevisti possono capitare e gli errori si possono commettere, ma chi fa politica deve programmare, informare e assumersi le proprie responsabilità. Se invece si pensa di governare affidandosi alla fortuna e sperando che i cittadini non si accorgano degli errori, allora si sta sbagliando mestiere. E forse sarebbe più corretto restituire le deleghe al sindaco”.