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Attualità

Modica e la dolce polemica: cioccolato Igp tra storia e libertà d'espressione

Dopo la nota della Prefettura, è scontro tra studiosi che non se le mandano a dire

19 Settembre 2026, 19:56

20:00

Dalla Ue il primo ok alla denominazione Igp per il cioccolato di Modica

Il cioccolato di Modica Igp

Cioccolato di Modica, scintille tra Piergiorgio Barone e Grazia Dormiente: tra tutela dell’Igp e memoria storica Il mondo del celebre Cioccolato di Modica torna al centro di un acceso confronto pubblico. A innescare la polemica è stato un intervento al vetriolo di Piergiorgio Barone, ex docente e studioso, cui ha replicato con fermezza la storica Grazia Dormiente, già direttrice del museo e del Consorzio di Tutela.

Al cuore della disputa c’è la recente comunicazione della Prefettura, sollecitata dal Consorzio di Tutela del Cioccolato di Modica (Ctcm), che richiama all’uso corretto dell’Indicazione Geografica Protetta (Igp) e ai profili sanzionatori legati a impieghi impropri della dicitura da parte di soggetti non aderenti o di guide turistiche. Nel suo intervento, Barone usa toni ironici e fortemente polemici verso i vertici del Consorzio, citando il presidente Salvatore Peluso, il direttore generale Nino Scivoletto e la vicepresidente Elvira Roccasalva. Mette in dubbio la proporzione tra l’energia spesa per blindare l’uso linguistico del marchio e i dati produttivi dichiarati dalle 15 aziende consorziate, definiti “poco verosimili”.

La sua critica si radica nella storia cittadina: Barone difende l’eredità di Franco Ruta dell’Antica Dolceria Bonajuto, figura determinante nella rinascita contemporanea della tradizione modicana, e accusa una gestione che, a suo dire, rischia di sacrificare etica, storia e comunità sull’altare del commercio e del “dio denaro”, arrivando a contestare la limitazione della libertà di definire “di Modica” prodotti storici d’eccellenza. La risposta di Grazia Dormiente è giunta tempestiva, con un netto richiamo alle fonti e al quadro normativo. La storica esprime stupore per il fatto che un insegnante possa ignorare la verità storica e archivistica che ha reso possibile il riconoscimento europeo dell’Igp.

E puntualizza: “il cioccolato modicano non appartiene a un solo ‘padre’ o a una singola insegna, bensì a una collettività”. A sostegno, richiama documenti d’archivio, come il registro dei cioccolatieri del 1746 e le carte della maestranza palermitana del 1723, che attestano l’esistenza di una comunità di artigiani operativa nei secoli scorsi. Nel merito della nota prefettizia, Dormiente esclude interpretazioni allarmistiche: “La comunicazione della Prefettura non introduce reati né configura alcuna ‘aberrazione linguistica’, ma si limita a richiedere il rispetto delle regole vigenti, vietando l’uso della dicitura protetta «di Modica» per quei prodotti che non possiedono la certificazione Igp”. Una distinzione normativa rigorosa, spiega, a tutela dei consumatori e dei produttori rispettosi del disciplinare, non un bavaglio alla libertà di parola. Lo scontro riflette una tensione che da anni attraversa la città della Contea: da un lato l’esigenza istituzionale e commerciale di difendere un marchio collettivo di qualità riconosciuto a livello europeo; dall’altro “la gelosia per un’identità culturale e popolare complessa, fatta di tradizioni familiari, pionieri storici e narrazioni che sfuggono alle maglie rigide dei disciplinari moderni – aggiunge Grazia Dormiente -. La discussione, tra tutele di legge e radici d’archivio, rimane aperta".