Cronaca
"Dietro quei numeri ci sono 377 vite": l'Oipa iblea racconta il volto nascosto dei sequestri di animali
Dopo l'operazione al porto, il racconto dei volontari che hanno assistito centinaia di esemplari da Pozzallo a Marina di Ragusa
Dietro il sequestro di animali esotici non ci sono soltanto i numeri riportati nei comunicati ufficiali. Ci sono vite da salvare, cure da garantire e volontari che, spesso nel silenzio più assoluto, scelgono di dedicare tempo, energie e risorse personali per dare una possibilità di sopravvivenza a centinaia di animali sottratti al traffico illegale.
È la testimonianza dei volontari dell'Oipa di Ragusa, che tornano a puntare i riflettori sul lavoro svolto dopo uno dei sequestri effettuati nei porti del territorio, da tempo considerati punti strategici nelle rotte verso Malta e, purtroppo, anche nel traffico di animali vivi provenienti da circuiti illegali e dal bracconaggio.
L'ultimo intervento ha consentito di sottrarre al mercato clandestino 77 pappagalli e oltre 300 tartarughe. Un risultato reso possibile grazie all'attività di controllo delle autorità, controlli che i volontari auspicano possano diventare sempre più numerosi e rigorosi. Ma è ciò che accade dopo il sequestro a rappresentare la parte meno conosciuta e, forse, più complessa dell'intera vicenda.
"Era piena estate e mentre molti erano in vacanza ci siamo trovati davanti a una situazione drammatica", raccontano dall'associazione. Gli animali sequestrati erano in gran parte cuccioli, molti in precarie condizioni di salute e bisognosi di assistenza continua. Un'emergenza che ha richiesto cure costanti, alimentazione specifica e presenza continua giorno e notte.
In questo contesto emerge la figura di Noemi Cavallo, indicata dai volontari come il punto di riferimento dell'intera operazione di assistenza. Insieme al marito ha dedicato mesi all'accudimento degli esemplari sequestrati, rinunciando di fatto alla propria estate.
"Tutti quegli animali erano baby e avevano bisogno di essere imbeccati. Non bastava mettere del cibo in una gabbia. Bisognava esserci continuamente, pulire, alimentare, monitorare e curare", spiegano dall'Oipa.
Una mole di lavoro impossibile da sostenere da soli. Per questo numerosi volontari hanno risposto all'appello dell'associazione, alternandosi nelle attività di pulizia e alimentazione. Tra loro vengono ricordati Matteo, Sandra, Daniele, Graziano e molte altre persone che hanno contribuito alla gestione dell'emergenza.
Non meno impegnativo è stato l'aspetto economico. L'alimentazione di specie esotiche richiede prodotti specifici e costosi, ai quali si aggiungono farmaci, cure veterinarie e materiali necessari per mantenere in vita animali particolarmente giovani e debilitati.
Nel rispetto delle indagini coordinate dalla magistratura, l'associazione ha promosso raccolte di cibo e materiale sanitario. In quella fase Procura, Asp veterinaria e Guardia di Finanza di Pozzallo hanno operato in sinergia, ognuno per le proprie competenze. Sul fronte dell'assistenza quotidiana, però, il peso maggiore è ricaduto sui volontari.
"Quando leggiamo che sono stati sequestrati 77 pappagalli e oltre 300 tartarughe vediamo soltanto dei numeri. In realtà dietro quei numeri ci sono 377 vite da alimentare, curare e assistere ogni giorno", sottolineano dall'Oipa.
Ed è proprio questo il messaggio che l'associazione vuole lanciare. Dietro ogni sequestro ci sono notti insonni, ferie sacrificate, spese sostenute di tasca propria e una rete di volontari che interviene quando l'emergenza sembra ormai conclusa agli occhi dell'opinione pubblica.
"Salvare un animale non significa soltanto fermare chi lo maltratta. Significa esserci anche dopo", affermano i volontari, evidenziando come il volontariato non possa essere considerato una risorsa inesauribile da utilizzare esclusivamente nei momenti di crisi.
Per questo il ringraziamento dell'associazione va a tutti coloro che hanno contribuito all'assistenza degli animali sequestrati. Un riconoscimento speciale a Noemi Cavallo e al marito, ma anche a tutti i volontari che hanno messo da parte impegni personali e professionali per garantire cure e sopravvivenza a centinaia di esemplari.
"Se oggi possiamo parlare di animali salvati", concludono dall'Oipa, "è grazie a chi non ha chiuso quella porta quando ce n'era bisogno".