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Cronaca

"Così lo Stato rischia di indebolire il sistema antimafia"

Il giornalista d'inchiesta vittoriese Giuseppe Bascietto ha raccolto dichiarazioni pesanti dall'avvocato Vania Giamporcaro

08 Ottobre 2026, 23:36

23:40

"Così lo Stato rischia di indebolire il sistema antimafia"

L'avvocato Vania Giamporcaro

Un sistema che ha contribuito in maniera decisiva alla lotta contro la mafia rischia oggi di mostrare crepe profonde proprio nella fase più delicata: quella del ritorno alla vita normale dei collaboratori di giustizia. È quanto emerge dall’intervista realizzata dal giornalista d’inchiesta vittoriese Giuseppe Bascietto all’avvocato Vania Giamporcaro, del Foro di Caltanissetta, professionista da anni impegnata nella tutela di soggetti coinvolti in procedimenti legati alla criminalità organizzata.

Nel colloquio pubblicato da Gli Stati Generali, l’avvocato Giamporcaro accende i riflettori sulle difficoltà che molti ex collaboratori incontrano una volta terminato il programma di protezione. Secondo la legale, il rischio è che le somme destinate al loro reinserimento sociale possano essere assorbite da debiti accumulati negli anni precedenti, vanificando di fatto la possibilità di ricostruire una nuova esistenza lontano dagli ambienti criminali.

La questione ruota attorno alla cosiddetta “capitalizzazione”, il contributo economico che lo Stato riconosce ai collaboratori alla fine del percorso di protezione per consentire loro di trovare una casa, avviare un’attività lavorativa o garantire il sostentamento della famiglia. Non si tratta di un premio, sottolinea Giamporcaro, ma di uno strumento pensato per favorire l’autonomia e il reinserimento sociale. Tuttavia, la presenza di cartelle esattoriali, spese di giustizia o altri debiti pregressi può trasformare queste somme in un bersaglio per le procedure di recupero crediti.

L’avvocato parla di un vero e proprio paradosso: da un lato lo Stato chiede ai collaboratori di rompere ogni legame con la mafia, dall’altro rischia di privarli delle risorse indispensabili per costruire una vita alternativa. Una situazione che, secondo la professionista nissena, può condurre alcune persone a condizioni di forte disagio economico e sociale, fino al rischio di tornare nei luoghi e negli ambienti dai quali erano state allontanate per ragioni di sicurezza.

Nel corso dell’intervista, Giamporcaro richiama inoltre la filosofia che ispirò il sistema dei collaboratori di giustizia voluto da Giovanni Falcone: un patto tra Stato e collaboratore fondato sulla reciproca affidabilità. Se il primo ottiene informazioni decisive per contrastare le organizzazioni criminali, il secondo deve poter contare su concrete opportunità per ricominciare una nuova vita. Quando questa seconda parte del patto si incrina, osserva la legale, rischia di essere compromessa la credibilità dell’intero sistema antimafia.

Per questo, l’avvocato del Foro di Caltanissetta auspica un intervento legislativo capace di chiarire l’impignorabilità delle somme destinate alla protezione e al reinserimento, accompagnato da strumenti concreti di sostegno lavorativo e sociale. Una riflessione che, secondo quanto emerge dall’intervista di Giuseppe Bascietto, riguarda non soltanto il destino dei singoli collaboratori, ma anche la capacità dello Stato di continuare a incentivare nuove collaborazioni nella lotta alla criminalità organizzata.