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La Corte Europea dei diritti dell'uomo dà ragione alla mamma di Vittorio Fortunato

Lo Stato ha violato i diritti della donna e del piccolo

09 Ottobre 2026, 17:29

17:30

Vittorio Fortunato

Il piccolo Vittorio Fortunato subito dopo il ritrovamento

Il caso del piccolo Vittorio Fortunato - nome che non corrisponde alla reale identità del bimbo di Ragusa - esaminato dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, diventa emblematico per le sue conseguenze in altri casi analoghi e per il forte richiamo allo Stato. L'Italia è stata ritenuta responsabile per non avere agito allo scopo di proteggere e tutelare il rapporto tra madre naturale e figlio, rendendo la condizione attuale di un piccolo conteso tra madre naturale e genitori affidatari, probabilmente insanabile. Lo rende noto l'Agi.

Si tratta della vicenda che si è consumata a Ragusa il 4 novembre del 2020. Il piccolo venne partorito in casa a Modica e la madre lo consegnò al padre naturale – che fino a quel momento non sapeva che la ex compagna aspettasse un figlio da lui - il quale ne simulò abbandono e ritrovamento a Ragusa. Il bimbo oggi vive da quasi sei anni con una famiglia che non abita nel Ragusano. Entrambi i genitori naturali erano finiti a processo per abbandono di minore; il padre naturale, deceduto improvvisamente, era stato condannato in abbreviato a 2 anni, e la donna, a 3 anni e 3 mesi, entrambi in primo grado di giudizio. Il bambino – extra vicenda processuale penale - continua a essere al centro di una contesa legale promossa dalla madre naturale che in nome suo e del figlio, si è rivolta attraverso gli avvocati Antonella Mascia e Ilaria Aquironi di Verona alla Cedu.

Così dalla Cedu arriva la condanna al risarcimento del danno morale per la sofferenza patita, liquidando 40 mila euro a favore della madre e 20 mila euro a favore del figlio, oltre a 30 mila euro complessivi a titolo di rimborso delle spese legali da versare direttamente alle rappresentanti della famiglia. Soprattutto dalla Corte europea arriva un richiamo allo Stato italiano che, per affidamento di minori e adozioni, disciplina dei servizi sociali e formazione viene invitato ad agire nel metodo e nel merito e "senza indugi".

Il caso di Vittorio Fortunato come la vicenda della "famiglia del bosco" è un paradosso di sistema; ed è il sistema a essere criticato. Un sistema che secondo quanto si legge nella decisione della Prima sezione della Corte europea dei diritti dell’uomo dello scorso 8 ottobre 2026 (ricorso presentato nel 2024) mette in luce forti criticità nella gestione, nei tempi e nei modi, e che non tutela l’interesse primario dei minori.