Attualità
Ragusa, Teleiblea a rischio chiusura
L'allarme del direttore Mario Papa: "Così si spegne una voce libera nel territorio dopo 51 anni"
Dopo oltre mezzo secolo di attività ininterrotta, Teleiblea potrebbe essere costretta a chiudere i battenti. A lanciare il grido d'allarme è il direttore Mario Papa, che descrive uno scenario sempre più difficile per la storica emittente ragusana, schiacciata da costi di trasmissione ritenuti insostenibili, da una crisi generalizzata del mercato pubblicitario e da un contenzioso aperto con la Rai.
«Cinquantuno anni di trasmissioni ininterrotte rischiano di finire nel silenzio», afferma Papa, parlando di una situazione che non rappresenta un semplice allarme, ma una prospettiva concreta. Al centro della vicenda ci sono i costi che l'emittente deve sostenere per trasmettere attraverso la rete del digitale terrestre. Secondo il direttore, il peso maggiore è rappresentato dal canone di affitto da versare alla Rai, una spesa che negli anni è diventata sempre più gravosa per una televisione che opera essenzialmente a livello locale.
Il paradosso, spiega Papa, è che Teleiblea dispone di una copertura che si estende ben oltre la provincia di Ragusa, arrivando fino a Palermo. Una visibilità territoriale più ampia che però non porta alcun vantaggio economico sul fronte pubblicitario, poiché l'attività dell'emittente resta strettamente legata al territorio ibleo. Proprio per questo, lo scorso giugno, tutte le televisioni del cosiddetto secondo livello avevano chiesto una riduzione del 40 per cento dei costi di affitto. Una richiesta rimasta senza risposta nonostante gli appelli e le comunicazioni inviate anche al Ministero.
La scadenza del contratto quinquennale, prevista ad aprile del prossimo anno, rende la situazione ancora più delicata. «Non ce la sentiamo di impegnarci a spendere altri 250 mila euro nei prossimi cinque anni», sostiene Papa, evidenziando come l'attuale quadro economico non consenta di affrontare un investimento di questa portata.
A pesare ulteriormente sul futuro della televisione ragusana è anche il contenzioso giudiziario in corso con la Rai. Teleiblea contesta infatti le problematiche legate alla copertura del segnale che, secondo quanto denunciato dall'emittente, per circa 450 giorni avrebbe lasciato al buio vaste zone del territorio. Ancora oggi il segnale risulterebbe assente a Modica, Scicli e lungo gran parte della fascia costiera della provincia di Ragusa, mentre sarebbe regolarmente ricevibile in aree molto più lontane della Sicilia occidentale.
Papa parla di decine di segnalazioni inviate negli anni e di tentativi di dialogo che non avrebbero prodotto risultati concreti. Nemmeno l'intervento del sindaco di Ragusa, Giuseppe Cassì, sarebbe riuscito a sbloccare la situazione. Un eventuale esito sfavorevole della causa potrebbe avere conseguenze devastanti per l'azienda, aggravando ulteriormente una condizione economica già fortemente compromessa.
Il direttore ricorda come, al momento della firma del contratto nel 2022, fosse impossibile prevedere gli effetti della crisi economica internazionale, delle guerre, dell'inflazione e dei rincari che hanno interessato ogni settore. A incidere sono stati anche l'adeguamento Istat e altri aumenti che, nel tempo, hanno fatto lievitare notevolmente i costi di gestione.
Da qui l'accusa di una sostanziale indifferenza da parte delle istituzioni nazionali rispetto alle difficoltà vissute dalle emittenti locali. Papa riconosce invece la disponibilità dimostrata dall'Assemblea regionale siciliana nel seguire la vicenda e nel tentativo di individuare possibili soluzioni.
Se non dovesse arrivare un accordo nelle prossime settimane, sul tavolo resta una scelta drastica ma sempre più concreta: abbandonare il digitale terrestre e trasferire interamente l'attività sul web. Una trasformazione che consentirebbe di continuare a produrre informazione, approfondimenti, interviste e programmi senza sostenere gli attuali costi di trasmissione.
Per Teleiblea sarebbe una rivoluzione inevitabile, ma anche la fine di un'epoca. Dopo 51 anni di presenza nell'etere siciliano, una delle emittenti storiche del territorio potrebbe infatti essere costretta a riscrivere completamente il proprio futuro per non interrompere una storia iniziata negli anni Settanta e diventata nel tempo punto di riferimento per migliaia di telespettatori iblei.