Attualità
Comiso, il sudario della memoria con il nome dei 18.500 bambini uccisi a Gaza
Oggi in occasione del Cammino per la pace la sensibilizzazione su temi di impatto internazionale
Comiso torna a farsi portavoce del pacifismo. Questa mattina, dai cancelli dell’ex base Nato, è partito il “Cammino per la pace”, promosso dal neonato comitato “Comiso Cantiere per la Pace”, con la partecipazione di circa seicento persone. Il corteo ha attraversato oltre quattro chilometri, dall’aeroporto di Comiso fino a piazza Fonte Diana, rilanciando un messaggio di nonviolenza a 45 anni dall’11 ottobre 1981, quando la città accolse 30.000 manifestanti contro l’imminente installazione dei missili Cruise.
All’apertura, nel piazzale retrostante l’ex installazione militare—simbolo delle grandi mobilitazioni degli anni Ottanta—sono intervenuti esponenti di diverse confessioni religiose: il vescovo di Ragusa, Giuseppe La Placa, la pastora metodista di Scicli, Dorothea Muller, e il presidente della comunità islamica Al Zaytouna di Comiso-Vittoria, Abdelhamid Jebari. Presente anche il coordinatore del comitato organizzatore, Giovanni Cannata, che ha esortato la comunità globale ad assumere una posizione netta: «La comunità internazionale dichiari illegale qualsiasi guerra».
«Ci auguriamo che si possa costruire una pace duratura – ha affermato Jebari – ma sappiamo che non c’è pace senza giustizia. La giustizia è fondamentale, noi dobbiamo essere dalla parte degli oppressi per portare una pace vera. Spesso assistiamo a una guerra di parole, parole controverse che spesso perdono il loro significato vero. La pace vera è una pace tra persone uguali e con gli stessi diritti e la stessa dignità». Il vescovo La Placa ha esordito con «La pace sia con voi», la formula pronunciata da Papa Leone all’inizio del suo pontificato, sottolineando che la pacificazione è essenziale nell’esistenza di ciascuno e deve orientare i rapporti sia personali sia sociali.
«La pace nel mondo sarà possibile se qui, in questo momento, a Comiso ci sono persone che si impegnano a costruire la pace nelle loro relazioni quotidiane. Credo che Putin e Zelensky, che Netanyahu e i suoi avversari potranno abbracciarsi, se noi oggi ci crediamo. Un piccolo segno di pace e di riconciliazione a Comiso può fare finire la guerra nel mondo. Il cammino iniziato qui non deve arrestarsi». La pastora Muller ha richiamato la memoria collettiva come impegno presente: «Facendo memoria, dopo quarantacinque anni, dei passi compiuti a Comiso, rendiamo grazie a Dio per la testimonianza di quanti e quante opposero il proprio corpo e la propria voce alla logica della polarizzazione globale e della minaccia nucleare. la pace non è un'illusione utopica, ma l'imperativo presente del Regno di Dio che avanza. Ci impegniamo a essere sentinelle di speranza, a custodire la memoria di Comiso non come monumento del passato, ma come un mandato per il presente, per continuare a camminare sulla via della riconciliazione, della giustizia sociale e della salvaguardia del creato».
Nel suo intervento, Cannata ha rimarcato l’urgenza di un cambio di paradigma: «Da Comiso deve partire un messaggio di pace. Speriamo che questo secolo sia quello in cui finalmente in cui l’umanità dichiari che la guerra è qualcosa contro la nostra natura. La guerra deve diventare illegale, come è diventata illegale la schiavitù nel 1926. La comunità internazionale deve dichiarare illegale qualsiasi guerra». Cinquantadue associazioni e gruppi hanno aderito all’iniziativa. A introdurre il “cammino” è stato Gabriele Vaccaro, membro del comitato organizzatore, che ha ricordato la pluralità delle sensibilità coinvolte—culturali, sociali e religiose—e due figure storiche delle lotte nonviolente, Giacomo Cagnes, già sindaco e deputato regionale, e Angelo Nicosì, sostenitore dal basso delle mobilitazioni pacifiste. «Iniziamo oggi un cammino che andrà avanti – ha dichiarato Vaccaro – organizzeremo dei laboratori tematici in una logica di rete con altre associazioni, in una logica lillipuziana che ci porterà, dal basso, a lavorare tutti insieme per l’obiettivo della pace».
Il serpentone ha imboccato corso Ho Chi Min e via San Biagio, fino a piazza Fonte Diana. In apertura sfilava il “Sudario della memoria”, realizzato dagli studenti dell’Istituto “Giorgio La Pira” di Pozzallo: «In esso – ha spiegato Sara Ongaro – gli studenti hanno scritto a mano i nomi dei 18.500 bambini morti a Gaza». Giunti in piazza, si sono susseguiti gli interventi dal palco di Rosario Poidomani, di Veronica Racito per l’Anpi di Ragusa e di Maria Martello, di Monza, anch’ella componente del comitato: «Abbiamo il diritto di esistere e di essere sereni – ha affermato Martello – Abbiamo il diritto di essere protagonisti e costruttori del futuro. Purtroppo sento l’impotenza dei singoli sovrastati con governanti poco illuminati. A tutti ricordo un proverbio africano: “Se si sogna da soli, è solo un sogno. Se si sogna insieme, è la realtà che comincia”. Grazie perché sognate con me ogni giorno, per questa realtà di luce che stiamo facendo nascere. Aspettiamoci un altro miracolo a Comiso come 45 anni fa». A chiudere la manifestazione, ancora Cannata: «Davanti a noi esseri umani si aprono due strade, due possibilità: possiamo abbandonare e tradire questo mondo, oppure costruire nuovi sistemi di convivenza, nuovi sistemi economici e politici che onorino la vita, dare la precedenza alla cura dei più deboli e alla cura della nostra terra». Da qui l’auspicio di «un movimento popolare internazionale capace di difendere il nostro pianeta, la nostra vita. Capace di difendere questa nostra casa comune». L’evento è stato preceduto, sabato pomeriggio, dal convegno “Un Cantiere per la pace. Tra memoria e presente” al Teatro Naselli, con relazioni e testimonianze sul ciclo delle grandi mobilitazioni nonviolente degli anni Ottanta—tra Comiso e altre città—un’analisi dell’attuale scenario di crisi, guerre e stragi, e una riflessione sulle prospettive future di un movimento pacifista in grado di delineare nuovi percorsi e proporsi come interlocutore credibile anche per i governi.