la polemica
L'Etna e i divieti, l'Ingv prende le distanze dal suo ricercatore che aveva criticato le ordinanze: «Giorni di follia e idiozia»
Behncke lo aveva premesso: «Parlo a titolo personale». Prima di bocciare le ordinanze di Prefettura e sindaci come «poco ponderate, governate da pigrizia». Ma la reprimenda è arrivata direttamente da Roma
A colata lavica finita, Boris Behncke, vulcanologo e ricercatore dell'Ingv di Catania, ha affidato ai social una sintesi di quanto visto «in questi giorni di follia ed idiozia». Con una premessa: «Lo scrivo non in veste di vulcanologo dell'Ingv, ma da privato». Sottolineatura che non è bastata, le sue parole hanno scatenato una baraonda e una formale presa di distanza dello stesso Ingv.
Cosa ha detto? «Tra tutte le eruzioni dell'Etna di questi ultimi anni, non ce n'è stata una altrettanto innocua, simpatica e poco pericolosa. Non so che diavolo ha preso chi ha considerato utile rilasciare queste ordinanze, in un territorio che avrebbe bisogno di ben altri interventi per fare un servizio alla comunità e a questo ambiente che ci ospita e che ci nutre. Ho già saputo - ha aggiunto - di diverse persone che avevano intenzione di visitare l'Etna e hanno deciso di non farlo quando hanno compreso la situazione. Risultato di decisioni poco ponderate, governate da pigrizia e paura di prendersi responsabilità. Ma quasi tutto è già stato detto, ora sta a tutti noi a lavorare per soluzioni migliori in futuro, perché questa eruzione e la risposta delle autorità non si trasformi in un lutto. Lutto per la libertà di esplorare, conoscere e godersi la montagna che ha creato e ancora sta creando la terra dove viviamo, il più fantasioso, versatile e affascinante vulcano su questo pianeta».
Cosa ha detto? «Tra tutte le eruzioni dell'Etna di questi ultimi anni, non ce n'è stata una altrettanto innocua, simpatica e poco pericolosa. Non so che diavolo ha preso chi ha considerato utile rilasciare queste ordinanze, in un territorio che avrebbe bisogno di ben altri interventi per fare un servizio alla comunità e a questo ambiente che ci ospita e che ci nutre. Ho già saputo - ha aggiunto - di diverse persone che avevano intenzione di visitare l'Etna e hanno deciso di non farlo quando hanno compreso la situazione. Risultato di decisioni poco ponderate, governate da pigrizia e paura di prendersi responsabilità. Ma quasi tutto è già stato detto, ora sta a tutti noi a lavorare per soluzioni migliori in futuro, perché questa eruzione e la risposta delle autorità non si trasformi in un lutto. Lutto per la libertà di esplorare, conoscere e godersi la montagna che ha creato e ancora sta creando la terra dove viviamo, il più fantasioso, versatile e affascinante vulcano su questo pianeta».
Poche ore dopo arriva un comunicato stampa dall'Ingv nazionale a nome del presidente Fabio Florindo: «L’Istituto si dissocia totalmente dalle dichiarazioni di Boris Behncke, ricercatore dell’Osservatorio Etneo di Catania, riportate sul proprio profilo Facebook e rilasciate espressamente a titolo personale, riguardo la gestione della fruizione dell’attuale eruzione dell’Etna in Valle del Bove, e in particolare relativamente alla critica sulle ordinanze emesse dai sindaci dei comuni etnei interessati dal fenomeno. L’Ingv precisa che le ordinanze sono il risultato di una complessa valutazione da parte di tutti gli organi locali del sistema di Protezione Civile, coordinati dalla Prefettura di Catania, in relazione allo stato del vulcano fornito dall’Osservatorio Etneo. Il Presidente Florindo sottolinea l’importanza e l’essenzialità di tali attività, rimarcando la posizione di totale accordo dell’Ingv nei confronti degli altri enti coinvolti».
Una dichiarazione che non sarebbe stata preceduta da nessuna richiesta per vie brevi e informali al ricercatore di modifica del post incriminato.
Behncke ha 63 anni, è tedesco e vive in Sicilia dal 1997. Dal 2005 lavora all'Ingv. È probabilmente il vulcanologo che si occupa di Etna più presente sui social e non solo, dove svolge un'attività di divulgazione scientifica largamente apprezzata. È un personaggio noto nella larga comunità degli addetti ai lavori del vulcano, anche grazie alle sue doti comunicative. E raramente si tira indietro quando c'è da esprimere un'opinione. Non lo ha fatto neanche stavolta, entrando a gamba tesa in un dibattito che negli ultimi giorni è diventato particolarmente acceso: quello sui recenti divieti imposti dalla Prefettura e dalla Protezione civile. Contro cui le guide alpine vulcanologiche hanno inscenato uno storico sciopero, fermando lo scorso 6 gennaio tutte le visite guidate. Nello stesso giorno Corpo forestale e Guardia di finanza hanno effettuato un blitz serale sul fronte lavico, a quota 1360, segnalando all'autorità giudiziaria 21 persone beccate a trasgredire le ordinanze: o perché avevano superato il limite di 200 metri di distanza dalla colata o perché avventuratesi senza l'accompagnamento di una guida autorizzata.
Il riferimento di Behncke a «decisioni poco ponderate, governate da pigrizia e paura di prendersi responsabilità» avrebbe fatto infuriare le istituzioni chiamate in causa. La richiesta di prendere le distanze dal ricercatore sarebbe arrivata all'Ingv di Roma direttamente dalla Protezione civile nazionale. E nella sede dell'Osservatorio etneo si sono vissute ore di grande trambusto. Da qui il comunicato ufficiale dell'Istituto. «Probabilmente - ragiona un addetto ai lavori in prima linea negli ultimi giorni - sarebbe bastato un richiamo verbale, così si limita la libertà individuale di opinione».
L'Ingv ha rilanciato il comunicato anche sui suoi social, dove però prevalgono i commenti in difesa del ricercatore tedesco. Che è voluto intervenire ulteriormente, invitando «tutti nei commenti a tener conto che questa presa di posizione istituzionale è dovuta, visto il rapporto dell'Ingv con la Protezione Civile e con le autorità. Serve inoltre - continua - per sottolineare ancora una volta quel che ho scritto all'inizio del mio post: la mia era una opinione personale, che NON (scritto proprio maiuscolo ndr) rappresenta l'Ingv. Perciò niente polemiche, per favore»
Lo stesso Behncke, nelle ore precedenti, rispondendo alla richiesta di chiarimenti di altri utenti, aveva precisato cosa volesse dire col suo primo post. «Non è l'ordinanza in sé - ha scritto - è il modo in cui è stata rilasciata e cosa implica: divieto totale a chi conosce bene l'Etna, compresi i geologi se non in servizio, di accedere ad una colata di lava completamente innocua. Magari spendere qualche pensiero in più per organizzare un sistema di segnaletica per marcare il sentiero (per evitare che la gente si perda in terreno sconosciuto), personale delle forze d'ordine messo non per bloccare indiscriminatamente ma per garantire la sicurezza la gente in cammino».
Spunti che ricalcano in parte quelli suggeriti dalle guide alpine vulcanologiche che stanno lavorando, d'accordo col Parco dell'Etna e in sinergia con le guide naturalistiche, a un protocollo con nuove linee guida per i prossimi eventi eruttivi, da sottoporre alla Prefettura e alla Protezione civile.



