criminalità
Polveriera Zen e dinamiche mafiose, il procuratore De Lucia: «La repressione non basta, serve l'intervento della politica»
L'intervento a Palermo a margine di un convegno in memoria di Libero Grassi
Maurizio De Lucia, procuratore di Palermo
A margine del convegno «Le estorsioni a Palermo: chi paga e perché?», organizzato nel 35esimo anniversario della storica lettera di Libero Grassi al «caro estorsore», il procuratore di Palermo Maurizio de Lucia ha tracciato un'analisi profonda sulla situazione della criminalità nel capoluogo, con un focus specifico sulla "polveriera" dello Zen e sul fenomeno del racket.
In merito alle recenti tensioni nel quartiere Zen, De Lucia ha lanciato un monito chiaro alla classe dirigente: «La politica deve sempre fare di più e noi come cittadini, e non come magistrati, abbiamo il dovere di pretendere che faccia di più». Secondo il procuratore, l'intervento deve essere strutturale e ordinato, attraverso «investimenti seri e funzionali che servano a fare crescere la gente, il tessuto economico e culturale di quella zona». L'azione repressiva, seppur costante, viene ritenuta insufficiente se isolata: «Non ci saranno soluzioni in tempi brevissimi soltanto attraverso la repressione; l'approccio deve essere di tipo preventivo, che guardi a una costruzione sociale, educativa e del lavoro».
Analizzando il degrado criminale dello Zen, il capo dei pm ha evidenziato una trasformazione dei modelli di riferimento: «C'è una grande circolazione di stupefacenti e una presenza di armi che non arrivano attraverso un canale identificabile». La diffusa azione criminale guarda a modelli che non sono di tipo mafioso, ma di tipo mediatico che rimandano al mondo dei social.
Sul fronte della lotta a Cosa Nostra e alle estorsioni, De Lucia ha riconosciuto che «non c'è più la situazione terribile del 1991-92», spiegando che le difficoltà attuali dell'organizzazione mafiosa stanno creando «spazi di rallentamento del fenomeno e quindi di ripristino della legalità». In questo scenario, il procuratore ha tuttavia respinto ogni giustificazione per chi non denuncia: «In un momento in cui il sistema legislativo e quello repressivo funzionano, gli imprenditori non possono nascondersi dietro l’alibi del non sapere».
De Lucia ha ricordato che lo Stato garantisce risposte immediate sia nell' individuazione dei colpevoli che nel sostegno economico ai commercianti danneggiati. «Queste sono realtà che esistono dalla fine degli anni '90» — ha concluso — e francamente alibi di questo tipo sono difficilmente condivisibili in questo momento.