Dopo 13 anni
Strage di Lampedusa: riconosciute in Etiopia altre vittime del 3 ottobre 2013
I medici del Labanof e il Comitato 3 ottobre raccolgono il Dna dei familiari dei dispersi eritrei. L'appello all'Europa: "Serve una banca dati comune per garantire il diritto al lutto"
Attraverso il riconoscimento di una catenina d’oro, di un bracciale o dei volti strazianti ritratti nelle fotografie, i familiari delle vittime del tragico naufragio del 3 ottobre 2013 a Lampedusa continuano a cercare i propri cari. Durante una recente missione ad Addis Abeba, in Etiopia, circa quindici dei diciannove familiari di dispersi eritrei coinvolti hanno ritenuto di aver individuato tracce, indizi o persino i corpi dei propri congiunti. Questo importante passo avanti è stato reso possibile grazie al lavoro del Comitato 3 ottobre e dei medici legali del Labanof dell’Università di Milano, replicando l'impegno già profuso a fine gennaio a Utrecht, in Olanda, dove furono riconosciuti tre eritrei tra le 368 vittime.
Il delicato processo di identificazione condotto in Etiopia ha previsto approfonditi colloqui conoscitivi, durante i quali i medici hanno ascoltato le storie dei dispersi e raccolto dettagli fisici cruciali forniti dalle famiglie. Successivamente, ai parenti è stato mostrato l'album fotografico di chi ha perso la vita e sono stati eseguiti prelievi genetici tramite tamponi salivari. Sarà proprio il Dna estratto da questi diciannove campioni a essere confrontato con quello dei cadaveri recuperati nel 2013 e attualmente sepolti senza nome e cognome. I riscontri scientifici certi sono assolutamente indispensabili: il solo riconoscimento visivo, infatti, non possiede alcun valore legale ai fini ufficiali a causa dell'alta incidenza di false identificazioni.
A sottolineare il profondo significato di questo sforzo è Tareke Brhane, presidente del Comitato 3 ottobre, il quale ha ricordato che restituire un'identità a chi ha perso la vita non è un mero atto simbolico, ma l'esito finale di un percorso lungo, complesso e rigoroso. Sapere con certezza chi è sepolto e in quale luogo rappresenta una condizione fondamentale per restituire alle famiglie il sacrosanto diritto al lutto. Di fronte a questa necessità umana e civile, emerge il forte appello affinché l'Italia e l'Unione Europea uniscano le forze per costruire un sistema comune di identificazione e una banca dati europea del Dna, perché il diritto inalienabile all’identità non può fermarsi davanti alle frontiere.
