Le reazioni
Ponte sullo Stretto, indagini per corruzione, gli ambientalisti: "Uno degli indagati era membro del Cda della società"
Indagini su presunti illeciti per il Ponte sullo Stretto: ambientalisti chiedono verità e sollevano dubbi sulla Stretto di Messina
Dopo la notizia delle indagini su presunti atti corruttive legati al Ponte sullo Stretto, che coinvolge tre persone, tra cui un imprenditore di Reggio Calabria, un ex membro del Cda della Stretto di Messina, e un magistrato della Corte dei conti, fioccano le reazioni dei No ponte. In una nota gli ambientalisti di Messina e di Villa, stigmatizzano le ipotesi emerse dall'indagine: "Fermo restando il principio della presunzione di non colpevolezza, che deve essere garantito a tutti gli indagati fino all'eventuale accertamento definitivo delle responsabilità - scrivono in una nota - non si può ignorare che, qualora le indagini dovessero portare alla luce prove inconfutabili dell'esistenza di un tentativo di corruzione finalizzato a influenzare decisioni della Corte dei Conti, ci troveremmo di fronte a fatti di eccezionale gravità, capaci di mettere in discussione la trasparenza e la correttezza delle azioni poste in essere per realizzare uno dei più importanti e controversi progetti infrastrutturali del Paese".
E rispondono alle affermazioni di Pietro Ciucci, ad della Stretto di Messina, che ha sottolineato in comunicato come la società sia estranea alle indagini: "In tale contesto, appare difficile sostenere che la società Stretto di Messina Spa possa considerarsi del tutto estranea alla vicenda. Uno degli indagati, infatti, ricopriva all'epoca dei fatti la carica di consigliere di amministrazione della società stessa. Se le eventuali condotte illecite fossero state poste in essere nell'interesse o a vantaggio della società, sarebbe inevitabile interrogarsi sulle responsabilità della struttura societaria e sui meccanismi di controllo interno che avrebbero dovuto prevenire comportamenti di tale natura".
Per queste ragioni, qualora gli elementi investigativi trovassero conferma, la Procura non potrebbe esimersi dal valutare anche l'applicazione del Decreto Legislativo 231/2001 nei confronti della società Stretto di Messina S.p.A., verificando se ricorrano i presupposti previsti dalla normativa sulla responsabilità delle società per reati commessi dai propri amministratori o dirigenti.
Sarebbe infatti paradossale che eventuali responsabilità venissero circoscritte esclusivamente alle persone fisiche coinvolte senza accertare fino in fondo il ruolo e le eventuali responsabilità della società nel cui ambito tali condotte sarebbero maturate.
L'opinione pubblica ha il diritto di conoscere la verità e di ottenere piena chiarezza su una vicenda che riguarda non soltanto il corretto utilizzo delle risorse pubbliche, ma anche la credibilità delle istituzioni chiamate a vigilare sulla legalità e sull'interesse generale.
Rossella Bulsei Enzo Musolino Domenico Marino Alberto Ziparo Aurora Notarianni, Anna Giordano e Giuseppe Fedele.