Cronaca
Uccisero il carabiniere sciclitano Garofalo e il collega Fava, ergastolo confermato per Filippone e Graviano
La decisione della Corte d'assise d'appello di Reggio Calabria
La Corte d’assise d’appello di Reggio Calabria ha confermato l’ergastolo per il boss di Brancaccio, Giuseppe Graviano, e per Rocco Santo Filippone, esponente di vertice della cosca Piromalli di Gioia Tauro.
Il collegio, presieduto dalla magistrata Angelina Bandiera con a latere Caterina Asciutto, ha così chiuso il giudizio d’appello bis relativo all’inchiesta “'Ndrangheta stragista”.
I due imputati sono stati ritenuti mandanti degli agguati contro i Carabinieri compiuti nel Reggino tra il 1993 e il 1994, inseriti in una più ampia strategia stragista che seminò terrore e morte.
Tra le vittime di quel disegno criminale figurano i militari dell’Arma Antonino Fava e il carabiniere sciclitano Vincenzo Garofalo, la cui memoria resta centrale in questa vicenda.
Il procedimento è il frutto di un’articolata attività investigativa della Direzione distrettuale antimafia, coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo, volta a fare luce su una delle pagine più buie della storia recente italiana.
Il verdetto arriva al termine di un iter processuale complesso. Pur già condannati al carcere a vita nei precedenti gradi, nel dicembre 2024 la Corte di Cassazione aveva annullato con rinvio la decisione limitatamente ai reati di sangue, confermando per Filippone la responsabilità per associazione mafiosa.
Accogliendo il ricorso del collegio difensivo — composto dagli avvocati Giuseppe Aloisio, Guido Contestabile e Salvatore Staiano — la Suprema Corte aveva disposto un nuovo giudizio, concluso oggi con la rinnovata irrogazione del massimo della pena per entrambi gli imputati.