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Cronaca

Il narcotraffico in Calabria e il modello che il Sud est sta imitando

Numerose le analogie nella nuova puntata dell'approfondimento portato avanti dal giornalista d'inchiesta Giuseppe Bascietto

08 Settembre 2026, 00:50

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Il narcotraffico in Calabria e il modello che il Sud est sta imitando

Il 5 settembre 2026, con l’operazione “Aquarium”, la DDA di Catanzaro ha ricostruito una rete di narcotraffico ritenuta legata al clan Maiolo di Acquaro, nelle Preserre vibonesi. Ma, come sottolinea il giornalista d’inchiesta Giuseppe Bascietto, non si tratta soltanto di un’indagine sulla droga. È la fotografia di un modello criminale che si ripete, con varianti locali, anche nel Sud Est siciliano.

Dalle carte emerge una struttura mobile, articolata in ruoli distinti: fornitori, custodi, finanziatori, autisti, acquirenti e intermediari. Un sistema che non ha bisogno di un’unica regia, ma di territori capaci di offrire logistica, silenzio e dispersione. È questo, secondo Bascietto, il punto di contatto con quanto accade tra Vittoria, Comiso, Ispica, Santa Croce e Scoglitti, dove negli ultimi anni le inchieste e i sequestri hanno mostrato una dinamica analoga: arrivo, occultamento, custodia e redistribuzione.

Le Preserre vibonesi, spiega il giornalista, sono un territorio di cerniera tra costa e montagna, ideale per nascondere e spostare. Lo stesso vale per l’interno ibleo, dove le campagne e le strade secondarie diventano spazi di transito e deposito. A Ispica, undici chili di cocaina trovati in un’abitazione; a Catania, oltre tre chili e mezzo in un garage attrezzato per il confezionamento; nell’inchiesta “Abisso”, collegamenti tra Malta, Calabria e Sicilia orientale.

«Non è una linea giudiziaria che unisce automaticamente la Calabria al Sud Est siciliano» scrive Bascietto, «ma una somiglianza di metodo. Il narcotraffico contemporaneo non ha bisogno di un’unica organizzazione: ha bisogno di pezzi che si incastrano

Il Sud Est siciliano, in questa lettura, non è solo un mercato di consumo ma una piattaforma logistica. La cocaina arriva, viene nascosta, spezzata, affidata a corrieri e rimessa in movimento verso altre regioni e Paesi. Le campagne, i magazzini, gli autosaloni diventano infrastrutture criminali, luoghi in cui la droga cambia forma e diventa invisibile.

«La cocaina non diventa invisibile quando arriva, ma quando viene divisa» osserva Bascietto. «Finché resta un blocco unico ha un peso, una rotta, un proprietario. Quando si frammenta, si disperde e si confonde dentro flussi ordinari, diventa rete. E la rete è il vero potere

Un potere che, nel Sud Est siciliano, si manifesta nella capacità di trasformare il territorio in dispositivo, di farlo diventare parte integrante del sistema criminale. Non più solo sfondo, ma infrastruttura del traffico, dove la merce illegale si mimetizza e si moltiplica.