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Cronaca

"Vi racconto come ho conosciuto Giorgio: era già sotto un lenzuolo"

Le impressioni di un giovane che si è trovato di fronte all'incidente in cui ha perso la vita il 17enne Ruta e le sue riflessioni sulla sicurezza viaria

15 Settembre 2026, 12:44

12:51

"Aiutiamo la famiglia di Giorgio Ruta, servono fondi per il funerale"

La scena dell'incidente stradale mortale (foto Assenza)

Giovedì 10 settembre, lungo la SP45 che collega Modica a Pozzallo, un tratto di strada che molti percorrono ogni giorno senza pensarci troppo, Matteo Migliore si è trovato davanti a una scena che gli ha cambiato il respiro. Prima le sirene, poi le ambulanze, i Carabinieri, la Polizia Locale. E infine, scendendo dall’auto, l’immagine che nessuno vorrebbe mai vedere: un ragazzo steso sull’asfalto, il suo mezzo poco distante, un’auto ferma più avanti. E una madre inginocchiata, spezzata dal dolore.

È così che Matteo ha conosciuto Giorgio. Non attraverso una stretta di mano, un sorriso, un incontro casuale, ma attraverso la brutalità di un incidente che gli ha tolto la vita e che ha lasciato un vuoto enorme nella sua famiglia, tra gli amici, nella comunità che oggi lo piange.

Matteo racconta che ciò che ha visto quel giorno non lo abbandonerà facilmente. Le indagini faranno il loro corso, saranno gli organi competenti a ricostruire ogni dettaglio.

Ma chi si è trovato lì, davanti a quella scena, porta dentro di sé un peso che non si misura con le carte processuali.

Da giovane, Matteo ha sentito il bisogno di trasformare quel dolore in un appello. Lo rivolge ai suoi coetanei, ai più piccoli, agli adulti: sulla strada basta un attimo. Un attimo per distrarsi, un attimo per sbagliare, un attimo per perdere tutto. “Non corriamo, prestiamo attenzione, non sottovalutiamo mai i pericoli”, scrive.

La prudenza non è una virtù astratta: è ciò che può fare la differenza tra tornare a casa e non farlo.

Ma Matteo non si ferma qui. Da giovane impegnato in politica, sente il dovere di chiedere alle istituzioni di fare di più. Di ascoltare le segnalazioni dei cittadini, di intervenire sui tratti dissestati, sugli incroci pericolosi, sui punti della viabilità che da anni vengono indicati come critici.

Quel giorno, alcuni residenti gli hanno raccontato delle loro preoccupazioni per quell’incrocio, delle richieste avanzate e rimaste sospese.

Non spetta a lui stabilire se quei problemi abbiano avuto un ruolo nella tragedia di Giorgio. Ma una tragedia così deve almeno spingerci a domandarci se stiamo facendo abbastanza per proteggere chi ogni giorno percorre le nostre strade.

Alla celebrazione in ricordo di Giorgio, Matteo ha visto quanto amore e quanta gratitudine quel ragazzo fosse riuscito a generare attorno a sé. Ha visto una comunità ferita ma unita, una famiglia che stringeva il dolore come si stringe un figlio che non c’è più.

Alle persone che hanno voluto bene a Giorgio, Matteo rivolge le sue condoglianze più sincere. E lascia un messaggio che è insieme saluto e promessa: non dimenticare. Trasformare il dolore in consapevolezza. Fare in modo che la sicurezza stradale diventi una responsabilità collettiva, non solo un tema da affrontare dopo una tragedia.