Cronaca
Vittoria, la guerra della droga entra nelle case
Le nuove rivelazioni nell'inchiesta condotta dal giornalista Giuseppe Bascietto
La guerra per il controllo del traffico di droga a Vittoria avrebbe raggiunto un nuovo e inquietante livello. Non più soltanto minacce, regolamenti di conti e aggressioni consumati per strada, ma incursioni nelle abitazioni private, pestaggi davanti ai familiari e azioni intimidatorie che, secondo la ricostruzione del giornalista d'inchiesta Giuseppe Bascietto, delineano uno scenario di crescente tensione criminale nel territorio ipparino e più in generale nel Sud Est siciliano.
Al centro delle nuove rivelazioni vi sarebbe il gruppo riconducibile a Giovanni Gurrieri, protagonista di una campagna che, secondo le fonti raccolte nell'inchiesta, sarebbe stata rivolta contro presunti spacciatori e soggetti ritenuti vicini agli ambienti criminali rivali.
Uno degli episodi più significativi riguarda i fratelli Di Modica, indicati come vicini a "u Puorcu" e al clan dei Matriali. Secondo la ricostruzione, Gurrieri si sarebbe recato direttamente presso le loro abitazioni, raggiungendoli all'interno degli appartamenti e aggredendoli davanti ai rispettivi familiari. Un gesto che, al di là della violenza fisica, assumerebbe un forte valore simbolico e intimidatorio: dimostrare che nessun luogo, neppure la propria casa, può essere considerato al sicuro.
L'inchiesta evidenzia inoltre come i fratelli Di Modica occuperebbero una posizione ritenuta strategica negli equilibri criminali locali. Da una parte la vicinanza agli ambienti dei Matriali e di "u Puorcu", dall'altra collegamenti processuali che portano ad Auglent "Denny" Lalollari, figura ritenuta vicina alla componente albanese attiva tra Vittoria, Santa Croce Camerina e la fascia costiera ragusana.
La vicenda si intreccia poi con il nome di Luzim Ndreu, conosciuto nell'ambiente con il soprannome di "Giuliu 'u Tistuni". Secondo quanto emerge dall'inchiesta, Gurrieri avrebbe tentato inizialmente di ottenere un incontro con lui attraverso alcuni soggetti frequentatori del bar La Lucciola, locale situato lungo la strada che collega Vittoria a Gela. L'obiettivo sarebbe stato quello di imporre la cessazione dell'attività di spaccio e di confrontarsi direttamente con chi veniva ritenuto un punto di riferimento di quella rete.
Il confronto, però, non sarebbe mai avvenuto. Ndreu avrebbe scelto di ignorare la richiesta, non riconoscendo al nuovo gruppo un ruolo tale da giustificare un incontro. Un rifiuto che, secondo le fonti citate da Bascietto, avrebbe avuto conseguenze immediate.
Pochi giorni dopo, infatti, una delle automobili riconducibili a Ndreu sarebbe stata incendiata. Un episodio interpretato come un chiaro avvertimento e come la risposta a quel mancato riconoscimento.
La tensione sarebbe poi esplosa all'interno del bar La Lucciola. Qui, secondo la ricostruzione, Giovanni Gurrieri avrebbe incontrato finalmente Ndreu. Quello che avrebbe dovuto essere un confronto si sarebbe rapidamente trasformato in una violenta aggressione, con Ndreu indicato come bersaglio principale del pestaggio.
Nel tentativo di interrompere la violenza sarebbe intervenuto Leandro Li Calzi, titolare del locale, estraneo alla contrapposizione tra i gruppi. Il suo intervento, però, gli sarebbe costato caro. Secondo le fonti dell'inchiesta, Li Calzi sarebbe stato colpito alla testa con una bottiglia di birra, riportando ferite mentre cercava di separare i contendenti.
Le ricostruzioni raccolte da Giuseppe Bascietto descrivono dunque un conflitto che avrebbe ormai superato la dimensione dello spaccio di strada per trasformarsi in una lotta per il controllo degli equilibri criminali e delle reti di relazione che sostengono il traffico di stupefacenti. Una guerra fatta di messaggi intimidatori, aggressioni mirate e dimostrazioni di forza che, secondo quanto emerge dall'inchiesta, starebbe interessando non solo Vittoria ma l'intero contesto criminale del Sud Est siciliano.
Va ricordato che le circostanze riportate derivano da fonti investigative e testimonianze raccolte nell'ambito dell'inchiesta giornalistica e che eventuali responsabilità penali potranno essere accertate soltanto dalle autorità competenti e, se del caso, dall'autorità giudiziaria.