Attualità
Modica, sospese le passeggiate barocche ed è polemica
Il professore Giuseppe Barone chiarisce che cosa è accaduto e lancia critiche all'indirizzo di un certo modo di gestire gli eventi in provincia
Un patrimonio di conoscenze, di studio rigoroso e di attaccamento profondo alla propria terra si infrange contro il muro dell’effimero. Si chiude con una riflessione amara e polemica una delle esperienze più nobili e longeve dell’animazione culturale nel Ragusano.
Il professor Uccio Barone, insieme al collega Paolo Nifosì, per decenni ha guidato le storiche Passeggiate Barocche, appuntamento irrinunciabile dell’estate iblea capace di intrecciare storia sociale, urbanistica, arte e partecipazione popolare.
La scelta di fermarsi non discende da un calo d’interesse del pubblico — che anzi ha sempre risposto con numeri straordinari e una fedeltà incrollabile — bensì dall’impossibilità di operare in un contesto culturale radicalmente mutato e, a giudizio degli intellettuali, impoverito nella sostanza.
Nel mirino c’è l’avanzata inesorabile di una logica “spettacolare” e di un consumo culturale “just in time”.
“Eventi, kermesse e manifestazioni – spiega l’ex docente universitario modicano – si sovrappongono freneticamente l’una sull’altra, rincorrendo la logica dei grandi numeri e dell’impatto mediatico immediato, ma lasciando il vuoto dietro di sé. Spettacoli che divampano per la durata di una notte e spariscono subito dopo, incapaci di generare un autentico patrimonio culturale o di lasciare un segno duraturo nella coscienza collettiva.”
A pesare è anche un divario metodologico e di risorse.
“Da una parte ci sono studiosi, storici, archeologi, scrittori, musicisti e artisti che continuano a produrre conoscenza attiva e ricerca d’archivio rigorosa, spesso sobbarcandosi i costi in prima persona e lavorando nell’ombra. Dall’altra, la deriva di un territorio che sembra preferire la marginalità culturale, riducendosi a ‘colonia’ di modelli esterni preconfezionati e svuotati di senso critico”
Così la provincia di Ragusa, pur ricca di un potenziale straordinario fatto di intelligenze e creatività diffuse, finisce per mettere ai margini chi la storia la studia e la racconta sui documenti, cedendo terreno a logiche commerciali e a un intrattenimento superficiale.
“Alla prossima estate, se sarà possibile” è il saluto del professor Barone. Un interrogativo pesante che risuona come un monito rivolto alle istituzioni e all’intera comunità iblea, chiamata a interrogarsi sul futuro della propria identità e dei suoi autentici custodi.