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Stesso prezzo ma confezione più piccola: come riconoscere e difendersi dalla "shrinkflation"

Tonici da 250 a 200 ml, saponette alleggerite, salviette struccanti con meno pezzi: la riduzione “invisibile” nel comparto cosmetico avanza anche in Italia. I consigli pratici per i consumatori, ci sono anticorpi efficaci

Redazione La Sicilia

18 Gennaio 2026, 16:11

“Più piccolo, stesso prezzo”: la shrinkflation entra nel beauty case. Ecco come riconoscerla e difendersi

Flaconi quasi identici, stessa grafica, stesso prezzo in promozione. Uno contiene 200 ml, l’altro — la versione “storica” — ne conteneva 250 ml. “È cambiata solo la formula”, assicura. In realtà è cambiato il dato che conta di più per il portafoglio: la quantità. Benvenuti nell’era della shrinkflation, la pratica — perfettamente legale ma discussa — di ridurre il contenuto mantenendo invariato il prezzo, facendo quindi salire il costo per unità di misura. Un fenomeno noto nell’alimentare, ma oggi sempre più evidente anche nel beauty: detergenti viso, creme e salviette struccanti si assottigliano, a volte senza che l’acquirente se ne accorga se non leggendo con attenzione etichette e prezzi unitari. Il tema è attuale: in Italia l’inflazione è scesa all’1,0% nel 2024 (media annua), ma i prezzi dei servizi “per la cura della persona” hanno continuato a crescere a ritmi superiori all’indice generale, mantenendo alta la sensibilità su rincari e “sgrammature”.

Cos’è la shrinkflation (e perché è così insidiosa)

La shrinkflation è la riduzione delle quantità vendute a parità di prezzo o con riduzioni di prezzo non proporzionate, che di fatto aumentano il costo per 100 ml/100 g o per pezzo. È un “aumento occulto” perché si manifesta nel prezzo unitario, non nel cartellino ben visibile a scaffale.

L’UE, con la Direttiva 98/6/CE e il relativo recepimento in Italia (D.Lgs. 84/2000), obbliga a indicare il prezzo di vendita e il prezzo per unità di misura per consentire confronti informati. È lo strumento regolatorio principale che permette di smascherare le “sgrammature” al di là del packaging.

Dove si vede nel beauty: esempi concreti dal mercato

Trattamenti viso: in più linee, i tonici sono passati da 250 ml a 200 ml a parità di fascia di prezzo; alcune creme viso si assestano su 50 ml come standard, senza modificare il listino in modo proporzionale. Anche le saponette tradizionali, spesso da 100 g, si trovano sempre più spesso a 90 g. L’associazione Altroconsumo ha documentato casi di saponi e bagnodoccia ridotti (fino a -100 ml sui formati “grandi”), con conseguente incremento del prezzo al litro.

Non solo cosmetici: perché i marchi “sgrammano”

Il fenomeno non nasce nel beauty. Analisi dell’Office for National Statistics nel Regno Unito mostrano che tra 2012 e 2017 migliaia di prodotti hanno ridotto la quantità, spesso senza variazione di prezzo. L’evidenza empirica suggerisce che le aziende scelgono la shrinkflation quando ritengono che un aumento di listino “pieno” penalizzerebbe di più le vendite: una meta‑analisi citata dal settore retail americano mostra che un +1% di prezzo può ridurre i volumi quasi del 2%, mentre una riduzione dell’1% della quantità non abbatte i pezzi venduti e può perfino farli crescere lievemente, complice la scarsa consapevolezza del cambiamento. Ma il conto arriva dopo: la fiducia verso il retailer e la marca si erode nel tempo.

Come difendersi, in pratica

Confronta sempre il prezzo unitario: per i cosmetici espressi in ml o g, e per le salviette in €/pezzo. È un diritto informativo tutelato da Direttiva 98/6/CE e D.Lgs. 84/2000: se manca o è poco leggibile, segnalarlo è legittimo.

Verifica la quantità stampata in fronte etichetta e la dimensione dichiarata sul retro: molti pack mantengono le stesse geometrie mentre cambia il contenuto.

Fai benchmark sul flacone precedente: se acquisti ricorrentemente un tonico o un latte detergente, annota la quantità “storica” (es. 250 ml) per riconoscere la riduzione al volo.

Attenzione ai “nuovi formati”: claim come “nuova formula” o “più sostenibile” possono accompagnare un cambio di taglia; la sostenibilità è un valore, ma non deve mascherare un peggior rapporto qualità/prezzo.

Seleziona alternative “taglia‑onesta”: alcuni brand comunicano il downsize o mantengono formati generosi con un posizionamento prezzo coerente. La trasparenza paga: studi recenti mostrano che comunicare in modo proattivo i cambi di quantità riduce il calo di fiducia verso marca e retailer.