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INFRASTRUTTURE

Ponte sullo Stretto, il decreto entra in Aula: la settimana decisiva che può riaccendere (o spegnere) il sogno dell’attraversamento

L’iter parlamentare scatta martedì alle 13:15 in Commissione Ambiente del Senato. Incarico a Claudio Fazzone tra i relatori.

13 Marzo 2026, 20:27

Ponte sullo Stretto, il “decreto ponte” entra in Aula: la settimana decisiva che può riaccendere (o spegnere) il sogno dell’attraversamento

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Alle 13 e15 di martedì prossimo un clic di microfono riaprirà un dossier che l’Italia insegue da oltre mezzo secolo. Il cosiddetto “decreto ponte” approda al primo snodo parlamentare e, con esso, un mosaico di norme pensate per sciogliere i nodi tecnici, contabili e regolatori che hanno fermato il Ponte sullo Stretto di Messina. L’esame sarà in prima lettura al Senato, con uno dei relatori indicati nella figura del presidente della Commissione, Claudio Fazzone (Forza Italia). La conversione dovrà arrivare entro la data perentoria del 10 maggio 2026.

Cosa c’è nel “decreto ponte”

Il cuore del decreto-legge è un riassetto della governance e delle procedure attorno al progetto, con tre obiettivi dichiarati: rafforzare il coordinamento tra amministrazioni centraliallineare il procedimento ai rilievi della Corte dei conti e della Commissione europeadare certezza a tempi e responsabilità mediante commissari straordinari per le opere di accesso e norme-quadro sulle concessioni.

Secondo quanto illustrato in note e ricostruzioni ufficiali, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit) assume la funzione di cabina di regia: dovrà curare gli adempimenti istruttori – inclusi l’aggiornamento del piano economico-finanziario (PEF), l’acquisizione del parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti (ART) sulle tariffe, il passaggio al Consiglio superiore dei lavori pubblici – e il dialogo formale con la Commissione europea per verificare la piena compatibilità del progetto con il diritto UE.

Sul fronte delle responsabilità operative, il decreto individua i commissari straordinari delle opere di accesso: l’amministratore delegato di RFI, Aldo Isi, per la parte ferroviaria in Sicilia e Calabria, e – in parallelo per la componente stradale su più cantieri strategici – l’amministratore delegato di ANAS, Claudio Gemme. L’intenzione è procedere “in parallelo” all’opera principale, così da evitare il classico collo di bottiglia dei collegamenti a terra.

Una differenza non marginale rispetto a bozze circolate a fine gennaio è la rinuncia alla figura del “super-commissario” unica, inizialmente ventilata in capo all’amministratore delegato della Stretto di Messina S.p.A., Pietro Ciucci: la versione approvata dal Cdm recepisce le osservazioni tecniche e istituzionali, ripartendo funzioni e controlli e riportando il baricentro al Mit.

Perché si è arrivati a questo decreto: gli stop della Corte dei conti e i nodi europei

La scelta del governo di presentare un decreto ad hoc è figlia di una sequenza di rilievi e “stop” formali dei giudici contabili. Il 29 ottobre dello scorso anno, la Corte dei conti ha negato il visto di legittimità e la registrazione alla delibera CIPESS relativa al Ponte, che approvava il progetto definitivo, richiamando – tra gli altri profili – la necessità di chiarire il quadro giuridico applicabile, la compatibilità con le direttive europee su habitat e appalti e la completezza del PEF e dei pareri obbligatori (in particolare quello dell’ART sulle tariffe di pedaggio). In documenti e note successivi, i magistrati contabili hanno esplicitato il riferimento a due direttive UE e alle lacune sul piano tariffario.

Sul piano strettamente economico, i rilievi hanno toccato anche il disallineamento fra le stime asseverate da soggetti terzi e i quadri economici approvati: ad esempio, la Corte ha chiesto di motivare la differenza tra l’importo asseverato da KPMG al 25 luglio 2025 (circa 10,481 miliardi di euro) e quello indicato nel quadro economico del 6 agosto 2025 (circa 10,509 miliardi), a conferma della necessità di una ricognizione puntuale e aggiornata dei costi e delle fonti di copertura.

Non solo: a novembre 2025, i giudici contabili hanno “fermato” anche il decreto interministeriale che approvava il terzo atto aggiuntivo alla convenzione Mit–Stretto di Messina, con ulteriori richieste di chiarimenti. È in questo contesto che il governo ha ritenuto necessario un pacchetto organico di norme per riallineare gli atti e scandire per fasi l’iter di approvazione.

Concessioni e grandi cantieri: cosa cambia oltre il Ponte

Il decreto non si limita al Ponte: inserisce norme di sistema su concessioni e commissariamenti. Due le direttrici principali: un “bando tipo nazionale” per uniformare le procedure sulle concessioni demaniali marittime, con l’obiettivo di allineare la disciplina italiana ai principi europei in vista delle gare e di ridurre i contenziosi; il riordino dei commissari straordinari su grandi opere stradali e ferroviarie, con poteri acceleratori e – in alcuni casi – specifiche dotazioni finanziarie.

Sulle concessioni balneari, la linea annunciata dal Mit è definire in tempi stretti gli schemi-tipo per consentire ai Comuni di bandire gare coerenti e difendibili in sede europea; tema sensibile, dopo anni di proroghe e censure UE. Resta da verificare il perimetro finale delle misure in conversione, anche alla luce delle osservazioni già arrivate da autorità indipendenti e sedi tecniche.

Ragioneria, coperture e priorità: i conti in ordine prima dei cantieri

La fase di pre-conversione ha incrociato anche le verifiche della Ragioneria generale dello Stato su alcuni profili di spesa e sugli effetti di medio periodo delle norme, a conferma di una partita che non è solo ingegneristica ma anche contabile. In particolare, si è chiesto di tenere il più possibile “a somma zero” gli interventi emergenziali sugli apparati commissariali e di circoscrivere con precisione le poste che incidono sul fabbisogno.

Nel frattempo, il cantiere finanziario del Ponte ha incassato battute d’arresto e riallineamenti: il mancato visto della Corte dei conti alla delibera CIPESS ha congelato flussi e tempistiche, spingendo il governo a riaffermare – anche con misure di bilancio – la volontà di proseguire, pur ricalibrando la traiettoria pluriennale delle risorse e discutendo con Bruxelles l’architettura aggiornata del PEF.

Il ruolo della Stretto di Messina S.p.A. e il tema delle “stazioni appaltanti”

Sul versante attuativo, la Stretto di Messina S.p.A. – società concessionaria – ha consolidato, nell’ultimo anno, i requisiti di stazione appaltante qualificata presso ANAC, un passaggio considerato necessario per poter gestire in proprio le procedure di gara su appalti, servizi e forniture connessi al progetto. La qualifica è ora tassello operativo nel quadro ridefinito dal decreto.

Un iter per fasi, con “check-point” tecnici e giuridici

La logica del provvedimento è scandire l’iter in fasi con puntuali “check-point” tecnici e giuridici: prima la messa in sicurezza degli atti presupposti (convenzione e atti aggiuntivi), con l’invio al controllo di legittimità della Corte dei conti; quindi l’aggiornamento del PEF, corredato del parere dell’ART sulle tariffe e dei pareri tecnici del Consiglio superiore dei lavori pubblici;

infine, la riformulazione e l’adozione della nuova delibera CIPESS di approvazione del progetto, sorretta da un corredo istruttorio allineato alle direttive UE e alle richieste dei magistrati contabili.

Per il capitolo ambientale, il decreto delinea una procedura dedicata per l’attuazione della Direttiva Habitat lungo lo Stretto, coordinando i pareri delle amministrazioni competenti: una strada che prova a rispondere, nel merito, a uno dei punti più sensibili emersi nelle motivazioni della Corte.

La politica al banco di prova: maggioranza, opposizioni e territori

Sul piano politico, la maggioranza rivendica il decreto come lo strumento che “riporta a terra” il progetto, lo disciplina e lo mette in rotta di conformità europea; dall’altra parte, opposizioni e comitati ambientalisti parlano di un testo che “aggiusta la forma” senza sciogliere i dubbi sostanziali su costi, sostenibilità e priorità. In più sedi, esponenti critici hanno evocato il rischio di un “scudo erariale implicito” nelle prime bozze e hanno chiesto di rafforzare i controlli preventivi; la versione arrivata in Cdm ha espunto la figura del “super-commissario” inizialmente prevista, ricalibrando i poteri.

Nei territori, l’attenzione resta concentrata sull’adeguamento delle reti di accesso: tratte ferroviarie come la Battipaglia–Reggio Calabria o gli assi viari nell’area metropolitana di Messina sono considerate determinanti per evitare che il Ponte diventi un collo di bottiglia infrastrutturale. Il mandato a RFI e ANAS in chiave commissariale va in questa direzione, con l’obiettivo dichiarato di sincronizzare cantieri e milestone.

I numeri (e le incertezze) del PEF

Sul tavolo restano i numeri: il differenziale tra le stime asseverate e i quadri economici dell’estate 2025, la proiezione dei costi aggiornata all’inflazione dei materiali e all’evoluzione dei prezzi energetici, la ripartizione tra risorse statali, eventuale mobilitazione di capitali privati e flussi tariffari. La Corte dei conti ha chiesto una verifica stringente del piano economico-finanziario, inclusi gli scenari di domanda e i criteri tariffari, anche alla luce del necessario parere dell’ART. Il decreto affida al Mit il compito di orchestrare questa ricognizione, con documenti “bollinabili” e verificabili.

Le prossime mosse: audizioni, emendamenti, voto

Con l’incardinamento in Commissione partiranno le audizioni dei soggetti tecnici e istituzionali (dal Mit alla Ragioneria, da RFI e ANAS alla Stretto di Messina S.p.A., fino a ART e ANAC), e con esse la partita degli emendamenti. La maggioranza punta a un passaggio rapido al voto in Aula e a una prima lettura “blindata” per rispettare la scadenza del 10 maggio; l’opposizione ha preannunciato battaglia su governance, controlli e coperture. Nelle more, una verifica tecnica della Ragioneria su singole norme potrà ancora suggerire micro-correzioni.

Perché questa settimana pesa più delle altre

Se il decreto passerà senza strappi, il governo potrà riavviare con metodo – e sotto tutela giuridica – la catena degli atti: prima la convenzione, poi il CIPESS, infine i bandi. Se invece dal Senato arriverà un testo annacquato o confliggente con i paletti della Corte dei conti e del diritto UE, il rischio è tornare al punto di partenza, con cantieri “a terra” pronti ma una delibera di approvazione del progetto ancora esposta a rilievi. Al netto del valore simbolico del Ponte, il decreto misura l’affidabilità amministrativa del Paese nel portare a compimento opere complesse dentro il perimetro dello Stato di diritto e delle regole europee. Si misurerà, di fronte ai cittadini e all’Europa, la capacità dell’Italia di tenere insieme visione, rigore e realizzazione. Il 10 maggio è già dietro l’angolo.