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Petrolio a 111 dollari e gas oltre i 51 euro: l'energia torna a strangolare i mercati

La paralisi di Hormuz fa schizzare le quotazioni delle materie prime. Piazza Affari paga il conto più salato della dipendenza energetica, sprofondando del 2,05% in apertura

18 Maggio 2026, 10:10

10:11

Petrolio a 111 dollari e gas oltre i 51 euro: l'energia torna a strangolare i mercati

I mercati azionari si riaprono zavorrati da una "tempesta perfetta" di tensioni geopolitiche e delusioni macroeconomiche, con Piazza Affari che si conferma il listino più esposto d’Europa.

In avvio, la Borsa di Milano scivola del 2,05%, peggiorando il -1,87% registrato venerdì.

Il motore della correzione si colloca lungo un asse che tocca tre continenti. Al centro vi è il rincaro dell’energia, innescato dalla semi-paralisi dello Stretto di Hormuz.

Con il traffico marittimo mediorientale ridotto ai minimi termini, i mercati tornano a prezzare l’altissimo rischio logistico sulle forniture globali: il greggio viaggia a 111 dollari al barile (Brent a 111,34 e WTI a 107,72 dollari), mentre i future del gas ad Amsterdam superano i 51 euro al megawattora.

Trattandosi di un chokepoint cruciale da cui transita circa il 20% dei consumi petroliferi mondiali e un quinto del gas naturale liquefatto, l’impatto per un’economia manifatturiera e di trasformazione come quella italiana è immediato.

A Londra, la presenza di colossi energetici come BP e Shell contribuisce a limitare le perdite (-0,27%), mentre a Milano la discesa è più rapida e severa.

Se la crisi mediorientale è il detonatore, la Cina funge da moltiplicatore al ribasso. I nuovi dati macro di Pechino segnalano una locomotiva in affanno: ad aprile la produzione industriale rallenta al +4,1% (dal 5,7% di marzo), mentre le vendite al dettaglio si fermano a un esiguo +0,2%.

Questa combinazione – domanda in indebolimento e costi energetici in impennata – riaccende lo spettro della stagflazione, innescando vendite in tutta l’Asia, da Tokyo (-1,08%) a Hong Kong (-1,41%).

L’onda d’urto mette in discussione anche il comparto growth alimentato dalla narrativa sull’intelligenza artificiale, in attesa dei conti di Nvidia.

A irrigidire ulteriormente il quadro arriva il segnale dai bond: il costo del denaro cresce e l’avversione al rischio aumenta. Il rendimento del Btp decennale sfiora il 4% (3,98%), con lo spread in allargamento a 79 punti base.

Non è un fenomeno isolato: l’aumento dei rendimenti coinvolge anche Stati Uniti e Giappone, dove il decennale ha toccato i massimi degli ultimi trent’anni.

La palla passa ora alla diplomazia economica: il 18 e 19 maggio 2026 Parigi ospiterà il vertice dei ministri delle Finanze e dei governatori delle banche centrali del G7. Sul tavolo, la crisi logistica di Hormuz e la stabilità finanziaria, a conferma di come il problema sia ormai considerato pienamente sistemico dalle principali economie avanzate.

La Borsa sta prezzando con decisione un cambio di paradigma: le dinamiche fisiche e materiali, dai barili di greggio alle rotte navali, sono tornate a imporsi con forza sui portafogli d’investimento globali.