Economia
Anc Ragusa: "La nuova disciplina dell'articolo 48-bis mette a rischio la continuità degli studi professionali"
Il presidente Giovanni Frasca invoca correttivi immediati e indica quali le soluzioni
L’Associazione nazionale commercialisti di Ragusa interviene con forza sulle criticità applicative dell’art. 48 bis del Dpr 602/1973, modificato nel 2026, dopo le numerose segnalazioni giunte dai professionisti della provincia. La norma, nata con l’obiettivo di rafforzare il recupero dei crediti erariali, sta generando effetti particolarmente gravosi per chi opera a supporto della Pubblica Amministrazione.
«Negli ultimi mesi – spiega il presidente Anc Ragusa, Giovanni Frasca – abbiamo raccolto decine di testimonianze di colleghi che si trovano in seria difficoltà. Il meccanismo del riversamento diretto dei compensi all’Agente della riscossione rischia di compromettere la liquidità necessaria per garantire la continuità degli studi professionali, il pagamento dei collaboratori, dei dipendenti e degli adempimenti fiscali e previdenziali. È una situazione che, se non corretta, può mettere in crisi l’intero sistema dei servizi professionali».
Secondo Anc Ragusa, la modifica introdotta dalla legge di bilancio 2026 ha creato una disparità di trattamento tra professionisti e altre categorie di creditori della Pubblica amministrazione, sia per i meccanismi di controllo sia per le soglie economiche che fanno scattare il blocco dei pagamenti. «È un impatto che nel nostro territorio – aggiunge Frasca – si avverte con particolare intensità, perché molti professionisti lavorano stabilmente con enti pubblici, Comuni, consorzi e istituzioni locali. Se si blocca la loro operatività, si blocca una parte essenziale della macchina amministrativa».
Le criticità segnalate da Anc riguardano, in particolare:
• Recupero di somme non costituenti reddito, come IVA e contributi integrativi;
• Possibile sottrazione di gran parte del compenso, con difficoltà nel sostenere i costi dell’attività;
• Trattamento più incisivo rispetto ad altri contribuenti, con effetti sulla continuità lavorativa e sulla capacità di produrre nuovo reddito.
Anc ribadisce di condividere pienamente il principio secondo cui il pagamento dei tributi è un dovere costituzionale, ma chiede che il legislatore persegua tale finalità con strumenti proporzionati e ragionevoli. «Una riscossione efficace – sottolinea Frasca – non può diventare un ostacolo alla sopravvivenza degli studi professionali. Se si mette in difficoltà chi lavora, si indebolisce anche la capacità dello Stato di recuperare i crediti nel lungo periodo».
Per questo Anc propone un intervento correttivo dell’art. 48 bis, con tre misure precise:
• Esclusione di IVA, contributi previdenziali e anticipazioni ex art. 15 dalle somme assoggettabili al recupero;
• Limite massimo della trattenuta a un quinto del compenso imponibile netto;
• Sospensione del recupero in presenza di procedure di crisi o rateazioni regolari.
«Garantire la continuità degli studi professionali – conclude Frasca – significa tutelare il lavoro, sostenere il risanamento delle posizioni debitorie e assicurare un recupero più stabile delle entrate erariali. Ci auguriamo che il legislatore intervenga con urgenza per rendere il sistema più equo, proporzionato e coerente con i principi costituzionali di capacità contributiva e libertà di iniziativa economica».