Attualità
Riforma delle professioni, Anc Ragusa sostiene la linea nazionale
Il presidente Frasca: "No a equiparazione improprie tra revisori legali e commercialisti"
L’Associazione nazionale commercialisti di Ragusa interviene nel dibattito in corso alla Camera dei Deputati sul disegno di legge C. 3068 relativo alla riforma degli ordinamenti professionali, esprimendo piena condivisione per la posizione assunta dal presidente nazionale Anc, Marco Cuchel, in merito alle richieste avanzate dall’Unione nazionale revisori legali riguardanti crisi d’impresa, deposito dei bilanci, contenzioso tributario e visti di conformità.
A sottolinearlo è il presidente provinciale dell’Anc Ragusa, Giovanni Frasca, che richiama l’attenzione sulla necessità di preservare la coerenza del sistema professionale e delle competenze attribuite dalla normativa vigente.
«Condividiamo integralmente le considerazioni espresse dal presidente Cuchel», afferma Frasca. «L’iscrizione nel Registro dei revisori legali non può essere automaticamente assimilata all’iscrizione a un Ordine professionale dell’area economico-giuridica e non comporta, di per sé, il possesso delle competenze e delle abilitazioni che la legge attribuisce ai professionisti iscritti agli Ordini. Il tema non è limitare le opportunità professionali di qualcuno, ma garantire il rispetto del percorso formativo, abilitante e disciplinare previsto dall’ordinamento».
Secondo Anc Ragusa, le attività connesse alle procedure di crisi d’impresa, ai visti di conformità, al deposito dei bilanci e all’assistenza tributaria richiedono competenze acquisite attraverso un percorso specifico che comprende laurea, tirocinio professionale, esame di Stato, formazione continua e assoggettamento alle regole dell’ordinamento professionale. «Non si può ritenere sufficiente il fatto che alcune materie siano comprese nell’esame di abilitazione alla revisione legale per attribuire automaticamente il diritto a svolgere tutte le attività professionali che da quelle discipline derivano», prosegue Frasca. «Allo stesso modo, il carattere pubblicistico di alcune funzioni svolte dal revisore legale non determina un’equivalenza tra figure professionali diverse e disciplinate da normative autonome».
L’associazione ragusana richiama inoltre l’attenzione sull’utilizzo del test di proporzionalità previsto dal decreto legislativo 142 del 2020, evidenziando come tale strumento non comporti alcuna automatica equiparazione tra differenti abilitazioni professionali e non renda illegittime le differenze previste dall’ordinamento.
Per Anc Ragusa appare inoltre eccessivo ipotizzare possibili procedure di infrazione europee nei confronti dell’Italia sulla base delle attuali disposizioni normative. «L’eventuale violazione del diritto dell’Unione europea deve essere accertata e dimostrata», osserva Frasca, «e non può essere semplicemente presunta per sostenere modifiche che inciderebbero profondamente sugli equilibri del sistema professionale».
Il presidente dell’associazione provinciale ribadisce che il confronto non riguarda la difesa di privilegi corporativi ma la tutela delle competenze e delle responsabilità che accompagnano attività particolarmente delicate per imprese, contribuenti e mercato. «La questione centrale», aggiunge, «è stabilire quale abilitazione professionale e quale sistema di responsabilità debbano accompagnare l’esercizio di funzioni che hanno rilevanti effetti economici e giuridici». Per questo motivo Anc Ragusa esprime forte preoccupazione rispetto all’ipotesi che, nell’ambito della riforma degli ordinamenti professionali, possano essere introdotte attraverso emendamenti forme di sostanziale equiparazione tra il Registro dei revisori legali e l’Albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. «Sosteniamo con convinzione la posizione espressa dal presidente Cuchel», conclude Frasca. «Occorre mantenere un quadro normativo chiaro e coerente, evitando interventi che rischiano di alterare un equilibrio già complesso e di generare confusione sulle competenze professionali riconosciute dalla legge. La tutela dei cittadini, delle imprese e della qualità delle prestazioni professionali deve restare il principio guida di qualsiasi riforma».