il caso
Violenta un neonato e mette il video su TikTok, ma il processo è annullato e deve ricominciare da capo
La Cassazione azzera le due condanne a 10 anni: per l’aggravante sotto i dieci anni decide la Corte d’Assise. Indagine partita dagli Stati Uniti dopo un alert su TikTok. Nuovo dibattimento fissato a fine mese
Un uomo, residente in Alto Adige, si sarebbe ripreso mentre abusava del figlio di pochi mesi e avrebbe caricato il video su TikTok. Due gradi di giudizio avevano portato a una condanna a 10 anni. Ora la Corte di Cassazione ha annullato tutto per un vizio di competenza: nei casi di violenza sessuale aggravata dall’età della vittima, inferiore ai 10 anni, il processo deve svolgersi davanti alla Corte d’Assise, non al tribunale collegiale. Nuovo inizio, dunque, con prima udienza fissata a Bolzano il 30 gennaio 2026.
Cosa cambia con la decisione della Cassazione
La pronuncia della Suprema Corte non entra nel merito dei fatti, né smentisce le ricostruzioni investigative: stabilisce che le due sentenze (primo e secondo grado) sono state emesse da un organo giudicante non competente e dunque vanno rifatte. Nel concreto significa ricominciare il dibattimento dinanzi alla Corte d’Assise di Bolzano, con la piena rinnovazione dell’istruttoria, l’ascolto dei testi e la rivalutazione delle prove già acquisite. È una scelta di “ingegneria processuale” con effetti sostanziali: cambia il collegio, cambiano i tempi, ma non il cuore dell’accusa, che resta la violenza sessuale aggravata e la produzione/diffusione di materiale pedopornografico.
L’indagine: l’alert dagli Stati Uniti e la pista digitale
Il caso nasce da un alert delle autorità statunitensi, che intercettano su TikTok immagini riconducibili a un abuso su un lattante. La segnalazione arriva alla Polizia Postale italiana e, sotto il coordinamento della Procura distrettuale di Trento, gli investigatori risalgono relativamente in fretta a un 35enne altoatesino. È l’uomo che, secondo l’accusa, avrebbe girato e caricato il video. La sua posizione processuale resta gravemente indiziaria, ma la Cassazione impone di ricominciare il percorso dal primo gradino, davanti al giudice competente.
Perché decide la Corte d’Assise
La decisione della Cassazione si fonda su un principio di competenza: i reati sessuali “qualificati” da aggravanti particolarmente gravi — come l’età della vittima, inferiore ai dieci anni — vanno giudicati dalla Corte d’Assise. Non è una mera formalità. La Corte d’Assise è l’organo a cui il sistema affida i crimini più gravi, con un collegio composto da giudici togati e popolari. Ne discende un iter processuale che, per complessità e garanzie, può essere più articolato, con un’istruttoria che riparte integralmente. Per le parti — Procura, difesa, parte offesa — significa rigiocare la partita dall’inizio, su un campo ritenuto corretto.
Che cosa succederà il 30 gennaio
Davanti alla Corte d’Assise di Bolzano si aprirà il nuovo processo. La Procura riproporrà il quadro accusatorio: violenza sessuale aggravata e pedopornografia. La difesa potrà contestare ammissibilità e rilevanza delle prove, chiedere nuove perizie, riformulare eccezioni. Il collegio valuterà ex novo elementi già emersi nei primi due gradi, ma con un diverso perimetro di competenza. Il percorso non sarà breve. Le cause in Corte d’Assise richiedono tempi tecnici e un calendario di udienze spesso più dilatato. Nel frattempo restano ferme le regole stringenti sulla privacy delle vittime: divieto di diffusione di immagini, dati identificativi e dettagli che possano anche indirettamente riconducere ai minori coinvolti.