Disordini
Iran, raid e intimidazioni contro le famiglie dei manifestanti uccisi con il Paese che resta in blackout internet
Intanto il Senato italiano approva una mozione di sostegno (M5S astenuto) e la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, indirizza una lettera ai vertici delle istituzioni dell’UE
Iran International, emittente dei dissidenti iraniani con sede a Londra, riferisce che agenti in borghese e membri dei Guardiani della rivoluzione hanno preso di mira le abitazioni dei familiari delle persone uccise durante le proteste nella parte orientale di Teheran. Secondo la tv, le forze avrebbero condotto incursioni intimidatorie con spari, insulti e saccheggi, ordinando alle famiglie di ritirare i corpi prima dell’alba e di procedere a sepolture rapide e private. Ai parenti sarebbe stato anche comunicato che i costi per l’uso delle munizioni saranno a loro carico. Sul fronte delle comunicazioni, l’agenzia di stampa Fars, affiliata allo Stato iraniano e citata dalla Cnn, sostiene che è probabile la prosecuzione della disconnessione di internet per “le prossime una o due settimane”.
L’Iran è al sesto giorno di blackout nazionale del web, imposto per reprimere le proteste antigovernative; ieri alcuni utenti di linee fisse e mobili sono comunque riusciti, per la prima volta, a effettuare chiamate internazionali. In Italia, la commissione Esteri del Senato ha approvato all’unanimità tra maggioranza e opposizione una mozione di sostegno al popolo iraniano. Si sono astenuti i senatori del M5S, che hanno spiegato: “Chiedevamo la condanna di un eventuale uso della forza di Trump nel testo”.
E sui conflitti in Iran si registra una dichiarazione della presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, che indirizza una lettera ai vertici delle istituzioni dell’UE: «Le recenti proteste in Iran rappresentano una richiesta forte e inequivocabile di cambiamento da parte della società iraniana e richiedono una risposta coerente e unita dell’Unione europea».
Nella lettera, Metsola sollecita l’adozione di sanzioni più forti e mirate contro i responsabili della repressione in corso in Iran, chiede lo stop a ogni export verso Teheran di tecnologie che possano essere utilizzate per la sorveglianza e invita a una collaborazione con le compagnie di telecomunicazione per valutare possibili soluzioni volte ad aggirare le restrizioni alla connettività.
La presidente ricorda inoltre di aver deciso il 12 gennaio 2026 di vietare l’accesso ai locali del Parlamento europeo al personale delle missioni diplomatiche iraniane e ad altri funzionari della Repubblica islamica dell’Iran, per evitare di offrire «qualsiasi piattaforma che possa legittimare un regime repressivo». La missiva ricorda infine che il Parlamento chiede, dal gennaio 2023, la designazione del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Ircg) come organizzazione terroristica, "per il suo ruolo nella repressione interna, nelle violazioni dei diritti umani e negli attacchi contro cittadini e interessi europei".