×

Scelte

Tra Venezuela e dubbi sulla Groenlandia, Meloni ricompone la linea del governo

Videocall con Salvini e Tajani per le garanzie all'Ucraina e tensioni interne

Redazione La Sicilia

05 Gennaio 2026, 22:26

Tra Venezuela e dubbi sulla Groenlandia, Meloni ricompone la linea del governo

Aspettare e vedere: come si evolverà la situazione in Venezuela, ferma restando la legittimità di un intervento difensivo americano dalla «minaccia ibrida» del narcotraffico, e quali siano le «vere intenzioni» di Donald Trump sulla Groenlandia, partendo dal presupposto che c'è il pieno sostegno alla sovranità danese sul territorio.

Giorgia Meloni rientra a Palazzo Chigi dopo qualche giorno di pausa e riunisce i suoi collaboratori per fare il punto sui principali dossier. Non solo la tragedia svizzera - per la quale attraverso Alfredo Mantovano ha invitato ministri, alte cariche e opposizioni a una messa venerdì pomeriggio a Roma - ma anche la Ucraina, che sarà oggetto di un nuovo vertice a Parigi per cercare di fare passi avanti almeno sul fronte delle garanzie di sicurezza.

Tutte questioni su cui la premier si confronta in serata in videocall, anche con i due vicepremier, Antonio Tajani e Matteo Salvini, per coordinare la linea del governo dopo giornate di confusione e distinguo, soprattutto leghista, non solo sul destino di Kiev ma anche sul giudizio sull'azione americana in Venezuela.

Nel frattempo quasi nessuno parla, né della crisi venezuelana né della questione della Groenlandia, che aveva occupato le cronache anche a gennaio 2025. «Mi sento di escludere che gli Stati Uniti tenteranno l’annessione» aveva risposto la premier alla conferenza stampa di inizio anno, osservando allora che si trattava più di «messaggi ad alcuni player globali» come Cina e Russia. La stessa risposta che probabilmente darebbe anche ora, e che sarà forse chiamata a dare nell'appuntamento con la stampa del 9 gennaio.

La situazione è analoga, è il ragionamento che si fa tra i suoi, ed escludendo che le intenzioni americane siano davvero quelle di una annessione, o di un intervento delle forze speciali modello Caracas: la Groenlandia non è il Venezuela, è chiaro che si tratta di un confronto tra alleati - nella Ue e nella Nato. E in questo quadro può essere opportuno aprire una riflessione su una maggiore presenza occidentale nell’Artico, un quadrante «geostrategico trascurato» in questi anni dall’Occidente e dove invece è noto che cinesi e russi siano molto attivi, anche con la presenza di navi militari e sottomarini nucleari.

Certo, se Trump dovesse intervenire ci sarebbe «un enorme problema internazionale», ammette il capogruppo di FI al Senato Maurizio Gasparri mentre il leader azzurro e ministro degli Esteri Antonio Tajani sostiene che «l'Ue deve prendere la propria posizione e garantire l’indipendenza di un territorio che fa parte della Corona danese» ma allo stesso tempo procedere con il rafforzamento della «difesa comune». Tajani potrebbe riferire in Parlamento per conto del governo il prossimo 13 gennaio sia sulla crisi venezuelana sia sulla tragedia svizzera. L'esecutivo ha infatti dato la sua disponibilità alle richieste delle opposizioni, ma anche della maggioranza, di informare il Parlamento (l'8 si terrà una capigruppo in Senato).

In attesa delle comunicazioni ufficiali, le opposizioni non allentano gli attacchi al governo: «Meloni sul Venezuela è desaparecida» e «mentre Trump infiamma il mondo la trumpiana numero 1 d’Italia è forse fuggita in auto con il leader estremista spagnolo Abascal», affonda il leader di +Europa Riccardo Magi riferendosi alle immagini diffuse via social dal leader di Vox e presidente dei Patrioti europei di una visita della premier a Madrid nei giorni scorsi. Peraltro, «di fronte alle sciagurate minacce di annessione della Groenlandia», osserva il responsabile esteri del Pd Giuseppe Provenzano, c'è stata una corsa ai richiami al «diritto internazionale» che però deve valere «sempre» e non «fino a un certo punto», per usare le parole del ministro Tajani di qualche mese fa.