Politica
Vittoria, il consiglio comunale con i soliti veleni
Tiene banco la singolar tenzone tra la presidente Fiore e il giornalista d'inchiesta Bascietto
Una seduta del consiglio comunale di Vit
Se Trump non fosse entrato nella camera da letto di Maduro per compiere il ratto del dittatore e della consorte, la scena mediatica di questo scoppiettante inizio anno sarebbe stata tutta per Vittoria. Due gli episodi che hanno reso celebre Vittoria. Primo, gli sguardi minacciosi rivolti da un uomo al volante di un suv all’indirizzo del sindaco Francesco Aiello che (escluse Elly Schlein, Giorgia Meloni e Giuseppe Conte) ha ricevuto la solidarietà trasversale dal centro, dalla sinistra e dalla destra (persino dall’onorevole Saverio La Grua). Secondo, l’incendio appiccato a un immobile costruito abusivamente sullo stradale per Gela (ex parcheggio per tir e mezzi di trasporto pesanti) acquisito dal Comune. L’avvocato Ignazio Danzuso, che cura la difesa in sede penale, ha precisato con obbligo di rettifica che l’immobile non è di proprietà del suo assistito Raffaele Giudice, in atto detenuto a Roma, e che lo stesso non è stato confiscato alla mafia. Sui due episodi speriamo faccia piena luce la magistratura, giusto per stabilire la verità e rasserenare una città ormai abituata a convivere con la tensione anche quando si potrebbe fare a meno.
In questo contesto adrenalinico, spicca la singolar tenzone tra il giornalista Giuseppe Bascietto e la presidente del Consiglio Concetta Fiore, che per Bascietto ha la colpa di essere democristiana con l’aggravante della macchia Cuffaro-dipendente. Fiore è accusata di non aver convocato un Consiglio comunale straordinario per i fatti sopra descritti. In verità la Fiore il Consiglio l’avrebbe già convocato per il sequestro del giovane Nicosia; poi fu invitata a soprassedere in attesa che gli inquirenti facessero piena luce sullo strano episodio che ha rivelato fatti tanto gravi quanto inaspettati. Bascietto e Fiore se le sono dette sui social senza freni. Ieri il colpo di scena. La presidente ha convocato ufficialmente il civico consesso per domani, 7 gennaio, con un singolare ordine del giorno: «Per le gravi affermazioni sui social del giornalista Bascietto nei confronti dell’intero Consiglio e del presidente». E sarà bagarre, perché si dovrà parlare delle dinamiche criminali o presunte tali che si sono verificate tra la fine del 2025 e l’inizio di questo nuovo ’26.
Le argomentazioni di cui sopra ci distraggono dai problemi politici che impegneranno la città nel suo ultimo anno di sindacatura Aiello. Piaccia o no al collega Bascietto, ma è sempre Concetta Fiore il termometro della politica vittoriese. Una sua decisione, condivisa dal gruppo democristiano formato anche da Marco Greco, Rosetta Noto, Giacomo Romano e Giovanna Iabichella, può far cessare la sindacatura Aiello in un paio di sedute consiliari, oppure tenerla in vita fino al 2027. Prima ipotesi. Il 13 gennaio si deve approvare il bilancio di previsione, senza il quale l’amministrazione governerà in dodicesimi fino a quando un commissario approverà il bilancio, ed eventualmente si scioglierà il Consiglio. Ma prima che ciò succeda arriviamo quasi a metà 2026. Il gruppo FdI, anticipa Alfredo Vinciguerra, «non voterà favorevolmente». Seconda ipotesi. Non si approva il bilancio, scatta la fase commissariale e Concetta Fiore prepara la seconda mozione di sfiducia con buone possibilità di successo prima che scatti la procedura per lo scioglimento del Consiglio. Terza ipotesi. Il gruppo Dc decide di approvare il bilancio (ammesso che Bascietto non faccia il miracolo di irritare la Fiore al punto da farle cambiare di nuovo umore) consentendo all’amministrazione di arrivare speditamente alle porte della prossima campagna elettorale, già in atto. Ed entriamo nel campo minato delle candidature.
Per il centrosinistra il candidato certo è Aiello, obbligato a esserlo perché nell’area manca una leadership, più che giovane carismatica. Per tale motivo ricorrere agli ottuagenari diventa un obbligo non un capriccio. Dall’altra parte siamo fermi ai probabili candidati di FdI, con un’ulteriore possibilità che rientri in gioco Giovanni Moscato, che attende con pazienza l’esito del ricorso "per revocazione" presentato contro la sentenza che lo rende ancora incandidabile sebbene sia stato assolto con formula piena dalle accuse di corruzione elettorale.