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il racconto

Pace e panelle: i nemici-amici tutti a festeggiare il compleanno di Gianfranco Miccichè

L’ex viceré berlusconiano a Palermo mette assieme «solo un pugno di amici» per il suo 72° compleanno. Schifani flirta con De Luca Cracolici (Pd) in minoranza, poi chiama Di Paola: «Sono con Conte, posso passare?». Ma non se fa nulla. I discorsi su rimpasto, bis e faida di Fi

02 Aprile 2026, 12:37

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Pace e panelle: i nemici-amici tutti a festeggiare il compleanno di Gianfranco Miccichè

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Quando il festeggiato sta per stappare la bottiglia di bollicine, gli unici assenti giustificati sono tre. Non c’è Francesca Pascale, storica fidanzata del Cav, «perché ha perso l’aereo»; poi manca Mirellone Crisafulli, che «fin quando non chiude la candidatura a sindaco da Enna non si muove manco con le bombe»; e infine il meloniano Alessandro Aricò, per «un lutto in famiglia». Ed ecco che arriva la telefonata a sorpresa: è Nuccio Di Paola, leader siciliano del M5S. «Sono a Palermo con Conte, è un problema se vengo con lui? Giusto due minutini per gli auguri». Ma certo, che problema c’è: aggiungi due posti a tavola e non ce ne sarebbe nemmeno bisogno, visto che poi tutti mangeranno in piedi. Poco dopo il dietrofront: «Anticipiamo la visita a Niscemi, non ce la facciamo». Poco male. Il buffet, a questo punto, può davvero aprirsi. Del resto, gli invitati sono già tutti a loro agio. Renato Schifani chiacchiera amabilmente con Cateno De Luca: non si capisce chi corteggia chi, ma a un certo punto si ode una promessa al governatore: «Se ce la fai davvero, ci costringi a dirti bravo». Più in là Antonello Cracolici, presidente dell’Antimafia siciliana, in netta minoranza assieme al compagno dem Dario Safina (pure lui impegnato in un lungo tête-à-tête con “Scateno” sulle elezioni nel Trapanese), è giulivo e sorridente fino al momento della foto di gruppo. «Ma mi ci devo mettere per forza?». Accanto a lui una parata di big del centrodestra: dagli assessori Alessandro Dagnino, Mimmo Turano e Francesco Colianni, al sindaco Roberto Lagalla, con deputati assortiti. Tutti assieme appassionatamente. E trasversalmente. Per un evento speciale.

Un po’ tavolata da film di Özpetek, un po’ pranzo della domenica ma attovagliati di mercoledì. E non è un pesce d’aprile, ma la festa di compleanno dell’unico politico siciliano che può permettersi di essere nato il primo d’aprile: Gianfranco Miccichè. Nel giorno del suo compleanno numero 72, l’ex viceré berlusconiano di Sicilia mette assieme «un pugno di amici» all’enoteca Buonivini di Palermo. «Ha passato un paio d’anni difficili, è bello vederlo rinato», confessa uno degli invitati. E anche il presidente della Regione gli rende omaggio: «Non sarei mai potuto mancare». Poi, per suggellare la rinnovata armonia col festeggiato, Schifani ricorda che «con questo personaggio ho condiviso tutta la prima parte della mia vita politica». E Miccichè: «Infatti è la peggiore parte della mia...». Il governatore scoppia a ridere: «Ma lo sai che sei un pezzo di m...».

Mentre si mangia - crocchette al latte e mini-focacce con panelle, involtini di spada, caponata e calamarata con ciliegino e chips di melanzane - i discorsi sono multitasking. Certo, la rabbia per la nazionale fuori dal mondiale. Ma anche lo stallo nella trattativa con la Dc (non rappresentata alla festa) per il ritorno in giunta. «Vogliono per forza Abbate in giunta, ma io resisto», sussurra Schifani davanti a un gongolante Giuseppe Lombardo, deputato Mpa. Lo zio Raffaele non c’è. «Era a Palermo ieri (martedì, ndr), ma poi se n’è andato: ormai - raccontano - non riesce a starci più di un giorno». Giusto il tempo di introdurre la futura assessora, la gelese Valeria Caci, a Palazzo d’Orléans. Uno degli argomenti tabù è la diaspora forzista: presenti i “giovani turchi” azzurri Salvo Tomarchio e Marco Intravaia, ma guai a parlare di congresso. O, peggio ancora, a pronunciare i nomi di Giorgio Mulè e Marco Falcone. «Renato, tu alla fine - vaticina il festeggiato - sei una garanzia per tutti». Bene, bravo, bis. «Ma attenti ai “fratellini”, quelli non mollano», avvisa qualcuno. E non c’è tempo da perdere. «Prepariamoci, perché fra sei mesi si vota», scandisce il leghista-dc Turano. E il collega Vincenzo Figuccia annuisce: «Io sono nato pronto».