Attualità
Ragusa, il Pd: "Cassì si arrende ai processi urbanistici"
In primo piano la vicenda della ricostruzione dell'area in cui era stata realizzata l'installazione Bitume
Il Partito Democratico di Ragusa attacca frontalmente il sindaco Peppe Cassì per le sue recenti dichiarazioni sull’area dell’ex stabilimento Ancione e sull’apertura di nuovi supermercati in città, giudicate “sconcertanti”.
Secondo i democratici, il primo cittadino starebbe di fatto rinunciando al proprio compito di indirizzo nelle trasformazioni urbane.
“Le dichiarazioni del sindaco Peppe Cassì sull’area dell’ex Ancione e sull’apertura di nuovi supermercati in città lasciano sinceramente sconcertati. Davvero il sindaco è convinto che un’amministrazione comunale non abbia alcun ruolo nell’indirizzare lo sviluppo urbano e nel governare le trasformazioni della città?”, afferma la segreteria cittadina del PD, commentando un recente intervento del sindaco sui social.
“Se davvero fosse così – prosegue la segreteria dem – viene spontaneo chiedersi a cosa servano il Piano regolatore generale, i piani particolareggiati, i regolamenti urbanistici, la programmazione commerciale e tutti gli strumenti che la legge mette a disposizione degli enti locali per pianificare il territorio e tutelare l’interesse collettivo.
Evidentemente punto sul vivo dai contenuti di una pagina satirica, Cassì ha cercato una linea difensiva, ma la vera satira, purtroppo, è leggere un primo cittadino che sembra rivendicare la propria impotenza davanti alle trasformazioni della città che amministra”.
Il segretario cittadino del PD, Riccardo Schininà, accentua la critica: “Ancora una volta ci troviamo davanti a un’amministrazione che non governa i processi ma li subisce. È una critica che rivolgiamo al sindaco da anni e che ora trova ulteriore conferma nelle sue stesse parole. Quando il primo cittadino sostiene di non poter fare nulla rispetto alle trasformazioni che interessano il territorio, sta certificando una concezione della politica che non condividiamo e che consideriamo profondamente sbagliata”.
Schininà aggiunge che le dinamiche dell’assetto urbano “non avvengono per caso”, ma sono il frutto di scelte, indirizzi, pianificazioni e decisioni che maturano nel tempo, invitando a riflettere su processi che, negli anni, hanno interessato la città e suscitato “perplessità” in una parte della comunità.
Per i dem, sull’ex Ancione si impone anzitutto un tema di salute pubblica.
“Prima ancora di discutere cosa sorgerà al posto dello stabilimento – afferma il capogruppo del PD in Consiglio comunale, Peppe Calabrese – occorre avere la certezza che tutto ciò che riguarda la demolizione e la gestione dell’area avvenga nel pieno rispetto delle norme ambientali e sanitarie. Lo dico anche sulla base della mia esperienza sindacale all’interno di quella realtà produttiva. Prima della chiusura dell’azienda, avvenuta nel 2013, numerosi lavoratori hanno ottenuto i benefici previsti dalla legge 257 del 1992 in materia di esposizione all’amianto, proprio perché la presenza di questo materiale all’interno dello stabilimento era stata accertata”.
“Per anni – aggiunge Calabrese – il tema della bonifica è stato oggetto di discussione e di preoccupazione tra i lavoratori. Oggi riteniamo doveroso chiedere che venga fatta piena chiarezza sullo stato dell’area, sulle eventuali attività di bonifica effettuate nel corso degli anni e sulle misure adottate per garantire la sicurezza durante le operazioni in corso. Parliamo di una zona circondata da abitazioni, attività commerciali e luoghi quotidianamente frequentati da migliaia di persone”.
In chiusura, il capogruppo annuncia iniziative formali presso gli organi di controllo: “Per questo motivo chiederemo agli enti competenti, a partire dallo Spresal e da tutti gli organismi preposti ai controlli, compresa la Prefettura, di effettuare ogni verifica necessaria. Non vogliamo alimentare allarmismi, ma pretendiamo garanzie. La salute dei cittadini viene prima di qualsiasi operazione immobiliare e prima di qualsiasi discussione sulla futura destinazione dell’area”.