L'intervista
«Tra cantieri, investimenti e risanamento: la nostra sfida è rendere Catania una città normale»
Il sindaco Enrico Trantino a tutto campo a tre anni dal suo insediamento a Palazzo degli Elefanti
Sindaco Enrico Trantino, tre anni fa il suo insediamento alla guida del Comune. Tre è il numero perfetto. Che anni sono stati? Chi ha sentito più vicino in questa sfida?
«Anni complessi in cui ho dovuto adattarmi a uno stile di vita e a una relazione con gli eventi del tutto differenti da quelli a cui ero abituato. Nella mia attività professionale ho il dominio dei tempi, delle scelte che dipendono da me, dei rapporti causa-effetto tra la mia azione e le conseguenze. Nella pubblica amministrazione tutto è incredibilmente più rarefatto, quasi frustrante. Ho imparato che l’eternità è quell’unità di tempo che misura quel che passa tra una decisione e la sua attuazione. Nonostante le molte difficoltà, agiamo con tutte le nostre energie con l’obiettivo di rendere Catania una città “normale”. Molti catanesi, soprattutto tra chi non conoscevo, sto sentendo vicino perché - credo - apprezzino l’impegno e la passione che stiamo mettendo, sapendo che i risultati non sono sempre diretta conseguenza di ciò che facciamo».
Quali e quante cose non è riuscito a fare? Quanto ha influito nelle difficoltà, la fragilità del quadro finanziario del Comune reduce dal dissesto e con un personale ridotto a meno della metà della pianta organica?
«È in corso una trasformazione, grazie alle decine di cantieri aperti in città e ad altrettanti che stiamo per iniziare. Mi concentro su quel che - nonostante gli sforzi di tutti i nostri collaboratori e dei colleghi di giunta, che non smetterò mai di ringraziare - non abbiamo ancora potuto mettere a terra. Molti progetti come corso dei Martiri, la rete di depurazione della città, la gestione dell’acqua non dipendono dal Comune. Mentre, per ciò che costituisce una nostra colpa, sicuramente le carenze nella manutenzione del verde e delle strade (anche se stiamo iniziando a riqualificare quelle di maggiore percorrenza). Carenze che dipendono da un’insufficiente capacità di spesa. Per questo guardo avanti con il proposito, innanzi tutto, di uscire fuori da questa claudicante condizione finanziaria, che patiamo per scelte politiche e errori grossolani commessi nel passato. Se penso alle scellerate omissioni sugli espropri dalla fine degli anni Ottanta a metà del primo decennio del 2000, che ci stanno esponendo a gravi rischi di bilancio, mi preoccupo non poco. Spesso queste preoccupazioni mi tolgono anche il sonno, ma poi mi sforzo di non disperdere energie e concentrarmi su ciò su cui possiamo incidere».
In questi tre anni ha “lottato” più contro l’opposizione o contro il “fuoco amico” degli alleati?
«L’opposizione recita la propria parte e non vi è alcun “fuoco amico”. È nella dialettica dei ruoli che talvolta possano consumarsi contrapposizioni per un diverso modo di intendere le azioni da intraprendere. Cerco di non arroccarmi sulle mie posizioni e capire in che misura esse si possano conciliare con le visioni divergenti. Sono assertore della dialettica hegeliana e la migliore sintesi arriva sempre dal confronto tra tesi e antitesi. Il Consiglio Comunale si sta prodigando, forse come mai in passato, per approvare regolamenti e decisioni da cui dipende parte del futuro di Catania».
Grazie ai fondi di coesione, al Pnrr e al Decreto Caivano, sono attivi circa 50 cantieri con oltre 300 milioni di investimenti, una città in divenire...
«La quantità (e aggiungo qualità) degli interventi in corso si misura anche dai disagi patiti dai cittadini. Mi dispiace subiscano gli effetti delle numerose lavorazioni in corso, ma è il prezzo inevitabile che dobbiamo pagare al piano complessivo di rigenerazione della città. So che nel 2030 questa città sarà molto diversa da quella che abbiamo trovato al momento del nostro insediamento. Mi piace sottolineare che su questa gigantesca mole di lavori, non si è mai addensata un’ombra rispetto alla trasparenza dei percorsi seguiti».
La Civita e il vecchio San Berillo si avviano a cambiare volto, con la zona del teatro Massimo e piazza Pietro Lupo. Che Catania sta nascendo nel cuore del centro storico? L’accusano di voler fare tutto per i turisti...
«È l’argomento di chi, non potendomi opporre altro, si arrocca dietro un punto di vista più ideologico che concreto. I Comuni patiscono la limitatezza dei trasferimenti statali. Devono cominciare a passare, da una strategia reattiva (facciamo quel che possiamo con ciò che abbiamo), a una predittiva: come posso migliorare l’economia della città. I turisti diventano un inevitabile volano di crescita poiché aumentano il Pil della città: alloggi, ristoranti, negozi, taxi lavorano tutti di più. Non esiste un rischio - almeno fino a ora - di gentrificazione. L’intervento alla Civita, inciderà certo sulla nostra reputazione per quei croceristi che arrivano al porto e vogliono recarsi al centro. Ma prima di tutto darà ancora più valore a uno dei quartieri più identitari di Catania. Talvolta penso che la strumentale ostilità agli interventi che stiamo compiendo in quelle aree, giunga solo da chi avrà più difficoltà a parcheggiare davanti casa. Dobbiamo decidere se la città è delle persone o delle automobili».
A che punto siamo con i privati nel percorso di risanamento di corso dei Martiri e con il Pug atteso da oltre cinquant’anni?
«Per quel che riguarda corso Martiri ci sono periodici incontri per aggiornare sull’idea progettuale che sta prendendo forma. Ho chiesto che quanto prima la presentino al Consiglio, perché è giusto che la città abbia contezza di ogni fase del percorso. Sul Pug spero venga rispettato l’impegno di portare in Consiglio il piano preliminare entro l’estate».
Sempre più spesso la città fa i conti con la mala movida, con il far west delle sparatorie. Siamo una città sufficientemente sicura?
«Tutte le città del mondo e d’Italia patiscono problemi di insicurezza legati a crisi sociali e demografiche. Credo che l’attenzione che le forze dell’ordine concentrano su Catania è veramente encomiabile. Le questioni sono tante, ma una in particolare dà la misura delle nostre difficoltà: gran parte delle condotte moleste - dal parcheggio abusivo, ai furti, alle intemperanze di alcuni soggetti - giungono da persone che per deficit di base (abitualità alla droga, comportamenti disturbati) e scelte legislative non possono stare in regime di detenzione prolungata. Accade, quindi, che l’intervento venga compiuto, ma il giorno dopo chi è stato fermato è di nuovo in circolazione. Se però ci misuriamo sulla percezione di chi viene a Catania da fuori, chiunque dice che la situazione è di gran lunga migliore rispetto ad altri luoghi. Nel Nord Italia vi sono fenomeni degenerativi ripetuti: maranza, baby gang, violenze senza causa, che da noi sono molto più episodici. Ciò non significa che viviamo nella città perfetta. Anzi, dobbiamo sempre tenere alta l’attenzione e in questo senso desidero testimoniare il gran lavoro svolto dalla nostra Polizia Locale, grazie alle 220 assunzioni che abbiamo compiuto negli ultimi due anni».
La Circonvallazione e via Santa Sofia spesso diventano trappole nel traffico per gli automobilisti. Cosa si può fare di concreto per la viabilità?
«Quando riusciamo a impedire la sosta dinanzi all’ospedale, la situazione migliora, ma non possiamo essere sempre e dappertutto. Stiamo verificando la possibilità di realizzare una navetta che colleghi il parcheggio Zenone (gratuito e per 1.600 auto) a 500 metri dall’ospedale. Però è veramente incredibile che una distanza che qualunque cittadino, quando va fuori, percorre quotidianamente, a Catania diventa proibitiva. La nostra vera sfida sarà ridurre il quantitativo di auto in circolazione ogni giorno, nella città che registra il maggior numero di macchine private per abitante, con il più basso tasso di occupazione».
Che Catania appare ai suoi occhi? Trasformata? Per esempio, come saranno il lungomare e il waterfront tra due anni?
«È una delle nostre sfide più avvincenti: un lungomare a misura di cittadino, con limitazioni del traffico e valorizzazione del borgo di Ognina. Non basterebbe l’intera edizione di oggi per parlare di ogni singolo progetto. E qual che dispiace - ma è colpa nostra che non abbiamo comunicato a dovere - è che molti catanesi non hanno la percezione di quel che stiamo facendo. Abbiamo pianificato una nuova campagna di comunicazione per consentire a ciascuno di avere contezza di quanto in corso. Purtroppo, però, il mondo dei social, su cui circolano più velocemente le notizie, è abitato da chi invece di soffermarsi su quanto stiamo facendo, inveisce per ciò che non va secondo la nota pratica del benaltrismo: “Sì, però…”».
Anche la Zona Industriale con 50 milioni per la riqualificazione si appresta a cambiare. Le multinazionali che investono ci sono. Cosa sta sorgendo e che spinte occupazionali ci saranno?
«Sto discutendo con la Regione per ricevere un altro importante contributo per ciò che costituirebbe veramente la svolta: la realizzazione della “linea industriale” per canalizzare i reflui e evitare che sversino a mare. Per adesso abbiamo destinato i 50 milioni alla messa in sicurezza dell’area, ritenendo fosse prioritario garantire l’incolumità dei tanti lavoratori. Anche per farci trovare preparati da chi guarda con interesse Catania per insediare la propria attività, specie nel mondo delle industrie dedite all’innovazione».