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Identità Alias, il Pd di Ragusa protocolla due proposte

Calabrese, Podimani e Chiavola: "Dopo due anni di inerzia, il Comune faccia un passo avanti sui diritti"

21 Giugno 2026, 01:06

01:10

Podimani, Calabrese e Chiavola

Podimani, Calabrese e Chiavola

Il gruppo consiliare del Partito Democratico di Ragusa ha depositato in Municipio due atti: il “Regolamento comunale per l’attivazione e la gestione dell’Identità Alias” e il “Registro Amministrativo dell’Identità Elettiva del Comune di Ragusa”.

A renderlo noto sono il segretario dem Riccardo Schininà e i componenti del gruppo, il capogruppo Peppe Calabrese e i consiglieri Giuseppe Podimani e Mario Chiavola.

Chiediamo al Comune di Ragusa di compiere finalmente un passo concreto sul terreno dei diritti, dell’inclusione e del rispetto della dignità delle persone”, affermano gli esponenti del PD.

“Non si tratta di provvedimenti ideologici, ma di strumenti amministrativi seri, pensati per evitare situazioni di disagio, discriminazione o esposizione indebita per le persone trans e non binarie”.

I dem ricordano che il Consiglio comunale si era già pronunciato sulla materia nell’ottobre 2024, approvando all’unanimità una mozione presentata dagli stessi consiglieri PD e successivamente sottoscritta da tutti i capigruppo.

Quel documento impegnava sindaco e Giunta ad attivare misure in tal senso, ma da allora – sottolineano – sono trascorsi circa venti mesi senza esiti concreti.

Dopo quasi due anni di attesa, il fermo non è più giustificabile”, insistono Schininà e i consiglieri.

“Esisteva una volontà politica chiara ed esistono riferimenti normativi e contrattuali che indicano la necessità di disciplinare l’Identità Alias nei rapporti interni all’Ente. Eppure l’Amministrazione è rimasta ferma. Dietro il richiamo alla burocrazia temiamo possa esserci una mancanza di volontà politica”.

La prima iniziativa riguarda l’Identità Alias per il personale del Comune e per figure equiparabili impegnate in attività continuative per l’Ente. Il regolamento consentirebbe l’adozione di un nome alias esclusivamente nei rapporti interni: badge, indirizzi e-mail, rubriche, targhette, piattaforme e comunicazioni organizzative. Resterebbero esclusi tutti gli atti con rilevanza esterna, nonché quelli legali, fiscali, previdenziali o comunque riconducibili all’attività amministrativa ufficiale.

La seconda proposta istituisce il Registro Amministrativo dell’Identità Elettiva, destinato a cittadini, residenti, domiciliati, utenti delle prestazioni comunali e persone iscritte presso gli istituti scolastici del territorio. Il nome elettivo sarebbe utilizzabile unicamente per servizi privi di valore certificativo o anagrafico: tessere delle biblioteche, pass comunali, attività culturali, ricreative e sportive, nonché piattaforme informative.

Il senso è molto concreto”, spiegano dal PD. “Le persone trans e gender diverse possono intraprendere, oppure scegliere di non intraprendere, il lungo percorso per la rettifica anagrafica dei documenti ufficiali. Nel frattempo non possono essere costrette a vivere ogni rapporto con l’Ente o ogni servizio come un momento di esposizione forzata della propria storia personale”.

I testi, evidenziano i proponenti, sono costruiti con particolare attenzione alla tutela della riservatezza e alla netta distinzione tra ambiti interni/gestionali e atti ufficiali. Non si modifica lo stato civile, non si interviene sui registri anagrafici e non si toccano documenti aventi valore legale: si chiede soltanto che, laddove l’Amministrazione abbia facoltà di farlo, sia riconosciuto il diritto delle persone a non essere esposte a situazioni mortificanti o discriminatorie.

Ragusa deve decidere se limitarsi alle dichiarazioni di principio o se tradurle in atti concreti”, aggiungono. “La comunità LGBTQIA+ ragusana ha più volte sollecitato attenzione su questi temi, anche in occasione del Ragusa Pride. Concedere un patrocinio e poi non essere conseguenti rischia di trasformare l’inclusione in una formula di circostanza”.

Ci auguriamo che su queste proposte possa svilupparsi un confronto serio e libero da strumentalizzazioni”, concludono Schininà e il gruppo consiliare. “Parliamo di persone, di rispetto e di dignità. Il Comune usi fino in fondo gli strumenti amministrativi di cui dispone”.