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Attualità

Ragusa e l'Università, Poidomani: "Bene Medicina alla Kore, ma la nostra città deve puntare più in alto"

"Nel 2027 non ci sia un rinnovo automatico della convenzione con Catania. Si decide il futuro della città e della nostra economia"

02 Settembre 2026, 11:10

11:21

Coordinatore cittadino FdI Ragusa Luca Poidomani

Il coordinatore cittadino di Fdi Luca Poidomani

Fratelli d’Italia Ragusa accoglie con favore la decisione dell’Università Kore di Enna di avviare un corso di laurea in Medicina. Quando cresce l’offerta formativa, cresce anche il territorio, e ogni nuova opportunità per i giovani va salutata positivamente. La vera sfida, però, sarà nel 2027, quando scadrà la convenzione universitaria. Ragusa dovrà scegliere se limitarsi a confermare l’esistente oppure costruire un’offerta più ambiziosa, capace di attrarre studenti, competenze e investimenti.

«La domanda – afferma il coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia, Luca Poidomani – non è semplicemente con quale Ateneo rinnovare la convenzione, ma quale università vogliamo costruire a Ragusa e quale ruolo vogliamo darle nello sviluppo della città». L’Università di Catania è un interlocutore importante e dispone di competenze di primo livello, soprattutto nell’informatica, nell’intelligenza artificiale, nella cybersecurity, nella data science e nell’ingegneria informatica. Ma queste competenze devono poter trovare spazio anche a Ragusa, in rapporto con il nostro tessuto produttivo.

«Se Catania sarà in grado di accompagnarci nell'ampliamento dell'offerta, saremo i primi a sostenerlo. Ma l’esclusività non può diventare un vincolo. Un esempio è Medicina Veterinaria: non è presente a Catania, mentre esiste a Messina. Se riteniamo Veterinaria strategica per una provincia con una straordinaria vocazione zootecnica, perché dovremmo rinunciare a priori a un Ateneo che può offrirla?».

«Non dobbiamo scegliere prima l’Ateneo e poi adattare Ragusa alla sua offerta. Dobbiamo individuare ciò che serve a Ragusa e scegliere gli Atenei capaci di offrirlo. Se per farlo sarà necessario coinvolgere più università, dobbiamo avere il coraggio di farlo. Prima viene Ragusa, poi la scelta dell’Ateneo».

La strategia deve partire dalle nostre eccellenze: zootecnia, agroalimentare, informatica e innovazione. Da qui l'ambizione di puntare su corsi realmente attrattivi: Medicina Veterinaria, intelligenza artificiale, data science, cybersecurity, robotica, nuove tecnologie e percorsi capaci di dialogare con le imprese. Ma non basta scegliere i corsi. Università, centro storico, imprese ed economia devono diventare parti di un unico progetto.

«Portare e concentrare i corsi nel centro storico di Ragusa significherebbe riportare studenti, vita e attività economiche nel cuore della città. Parallelamente servono convenzioni strutturate con le nostre aziende, laboratori, tirocini e percorsi formativi costruiti insieme al sistema produttivo. L’università deve diventare un ponte concreto tra formazione e lavoro».

Agraria, Lingue ed Economia sono percorsi importanti, ma da soli non possono bastare a costruire un polo universitario realmente attrattivo. «Dobbiamo superare definitivamente la logica del “meglio poco che niente”. Qui è in gioco il futuro dell’università, ma anche quello della città e della sua economia. Più studenti significano più servizi, più consumi, più attività e nuove opportunità per le imprese. Per questo sbagliare strategia nel 2027 non sarà più consentito».

«Dobbiamo arrivare a quella scadenza con un progetto preciso: corsi attrattivi, apertura agli Atenei migliori, rilancio del centro storico e collaborazione strutturale con le imprese. L’esclusività ha senso solo se produce valore per Ragusa; se diventa un limite alla crescita, va superata». Ragusa non deve semplicemente avere un’università. Deve avere l’ambizione di diventare una vera città universitaria, capace di attrarre giovani, competenze e investimenti e di trasformare l’università in un motore di sviluppo per l’intero territorio.