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Dopo Maresca, un'altra scommessa: Rosenior alla guida del Chelsea

Curriculum leggero, stima interna e calcio ordinato: i Blues puntano su un tecnico di prospettiva più che su un vincente certificato

Redazione La Sicilia

06 Gennaio 2026, 16:47

Dopo Maresca, un'altra scommessa: Rosenior alla guida del Chelsea

Stimato negli ambienti tecnici ben oltre quanto racconti un curriculum privo di titoli e tappe altisonanti, Liam Rosenior rappresenta per molti tifosi del Chelsea l’archetipo del perfetto sconosciuto. Eppure è lui il nuovo manager dei Blues. Fino a due anni fa era stato sollevato dall’incarico all’Hull City; il rilancio è arrivato allo Strasburgo, club inserito nella galassia proprietaria del Chelsea. Una vicinanza che ha permesso ai dirigenti londinesi di osservarne da vicino il lavoro e maturare una convinzione interna culminata nella scelta di affidargli la panchina di Stamford Bridge. «Un’occasione impossibile da rifiutare», ha dichiarato Rosenior annunciando il trasferimento dalla Ligue 1 alla Premier League, accompagnando la decisione con pubbliche scuse allo Strasburgo.

La nomina sorprende, pur nel solco tracciato dalla recente gestione (Enzo Maresca su tutti), perché il Chelsea resta uno dei club più esigenti d’Europa. Rosenior, 41 anni, londinese di origini anglo–sierra leonesi, arriva senza trofei e contro ogni consuetudine. Una scelta controcorrente, come ricorda il Guardian, che sottolinea anche il profilo personale del tecnico: da giocatore del Brighton aveva firmato per anni una rubrica d’opinione, affrontando temi scomodi con franchezza, dal rispetto per gli avversari alla convinzione che l’origine etnica non debba mai essere un criterio di selezione per un allenatore. Fino alla lettera aperta indirizzata a Donald Trump durante le proteste seguite all’uccisione di George Floyd.

Fuori dall’Inghilterra il suo nome dice poco, e anche in patria non è mai stato associato all’élite. La carriera in panchina si è sviluppata in contesti lontani dai riflettori: Hull e Strasburgo. In entrambi ha mostrato idee chiare e una crescita complessiva delle squadre, senza però risultati tali da imporlo come profilo emergente: un settimo posto in Francia, una qualificazione in Conference League, qualche exploit e una parabola finale in flessione. Al Chelsea arriva più per fiducia “di sistema” che per riconoscimenti unanimi, premiando anche un rapporto allineato con la dirigenza, in contrasto con l’autonomia rivendicata dal predecessore.

Sul piano tattico propone un calcio ordinato, fondato sul possesso e sulla valorizzazione dei giovani, senza dogmi né rivoluzioni. Non è un profeta né un vincente certificato: è una scommessa, forse ancora più audace della precedente. Solo il campo dirà se dietro questa scelta ci sia un allenatore sottovalutato o semplicemente uno che il grande calcio deve ancora scoprire.