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IL COMMENTO

Bunker abbattuti, coppie che incantano e tonfi improvvisi: la Serie A tra sogni Champions e scosse d’alta quota

Il racconto di una giornata spartiacque tra assalti, crisi e rinascite: il Milan soffre, la Roma vola, la Juve riflette e l'Inter gestisce

Alfredo Zermo

18 Gennaio 2026, 23:05

Bunker abbattuti, coppie che incantano e tonfi improvvisi: la Serie A tra sogni Champions e scosse d’alta quota

Una frustata di Fullkrug, l’attaccante preso per un motivo semplice: scardinare qualsiasi bunker. Il Milan conferma di vivere momenti di sofferenza contro le piccole, fa fatica a sbloccare con il Lecce pur creando tanto e trovando il muro un immenso Falcone. I tre punti non sono pesanti soltanto perché permettono di restare a una vittoria di distanza dall’Inter che comanda, ma perché consentono di blindare la zona Champions.

La Roma del nuovo corso promette benissimo. E c’è poco da disquisire su Donyell Malen, ultimo acquisto dei Friedkin: attaccante forte, tecnico, moderno, prolifico, il massimo della sintesi. Con un avvertimento semplice semplice, giocare accanto a Dybala è un valore aggiunto, parlano la stessa lingua e si trovano come se facessero coppia in campo da una vita. Il Torino è stato ipnotizzato nel primo tempo, a Gasperini si leggeva negli occhi la felicità per aver alzato e non di poco il tasso qualitativo negli ultimi 30 metri. Andare in Champions è un passaggio obbligato, i tre punti di vantaggio sulla Juventus non possono essere un margine di sicurezza a questo punto della stagione, ma con lo scontro diretto in arrivo si tratta di una discreta base per insistere fino in fondo. Una domenica intensa per la Roma, ricca di commozione per la Fiorentina alla memoria di Rocco Commisso e con una prestazione di spessore a Bologna, blitz pesantissimo per togliersi al più presto dai guai.

Ha ragione Spalletti quando dice “inutile pensare troppo alla sconfitta, concentriamoci sulla prossima”. Nell’affollamento del calendario (imminente l’esame Benfica in Champions) attardarsi a riflettere serve a poco, ma di sicuro il tonfo di Cagliari è arrivato nel momento del massimo idillio. La Juventus giocava, vinceva, stupiva, si era scrollata di dosso quella nuvoletta di mediocrità che aveva contraddistinto la precedente gestione tecnica con le difficoltà incontrate dall’erede al trono (Lucio da Certaldo). Ora ci sta che il flop di Cagliari sia da considerare un semplice episodio, ma la necessità di Spalletti di dare spazio a tutti comporta difficoltà. Ormai Koopmeiners passeggia per il campo, non c’è stato un momento della stagione in cui ha davvero dato un segnale tale da giustificare i tantissimi soldi messi sul piatto per portarlo a Torino. Buttare la croce addosso a David (neanche un pallone giocabile nel primo tempo) è il solito esercizio di chi decide di alzare la voce oppure no in base al risultato, troppo comodo. La necessità di avere comunque una prima punta è ribadita dal desiderio di coronare l’inseguimento nei riguardi di Mateta, sarebbe una bella svolta.

L’Inter non ha questi problemi, quando non affronta le big colpisce e gestisce. Pio Esposito si sposa bene con Lautaro, come se fossero compagni da anni e invece il matrimonio è fresco di nomina. Il mercato nerazzurro non è un assillo, dipenderà molto da Frattesi e da un’offerta convincente, in tal caso si potrebbe spalancare una finestra e decidere di intervenire magari sulla corsia di destra. Diversamente Chivu ha assortimenti ovunque in quantità industriale, può gestire l’infortunio di Calhanoglu e la stragrande maggioranza dei suoi colleghi firmerebbe per trovarsi nella stessa situazione.